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Opinioni

L’OCCASIONE PER LA SOCIETÀ CIVILE

ARTURO BORTOLUZZI - 14/09/2012

Sono rimasto dispiaciuto che ci fossero pochi presenti alla presentazione in Sala Montanari della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) del Piano Urbano della Mobilità (PUM), del Piano Generale del Traffico Urbano (PGTU), del Piano dei Trasporti (PdT) e del Piano della Mobilità Ciclistica (PMC) del Comune di Varese. Attendevo una partecipazione massiccia di persone in quell’auditorium, essendo stati invitati in tanti (sia rappresentanti di enti privati che di enti pubblici). Presumo che ci sia stata una preparazione inadeguata di questo evento e che, probabilmente, sia avvenuto un abboccamento insufficiente dei rappresentanti degli enti che sono stati invitati a partecipare. Sbaglio? Ci sono riunioni anche di enti pubblici – cito, ad esempio, la Regione Lombardia di Varese – in cui l’invitato per lettera viene sollecitato più volte anche per telefono. Tutto ciò me lo chiedo perché ritengo assolutamente non conforme alla ragione di legge che venga intrattenuta la società civile senza poter ricavare dalla stessa input validi per la compilazione dello strumento urbanistico.

La ratio di legge non si limita a consentire un invito passivo della società civile, ma pretende un comportamento attivo da parte dell’istituzione (un darsi da fare attivo). La mia non è una banale petizione di principio: la società civile varesina non è soltanto nutrita ma anche molto propositiva.

In quanto portatrice di propri progetti, sarebbe innaturale che questi non vengano trasferiti alla pubblica amministrazione. Sarebbe, anche, innaturale che questa si renda attuatrice di un’aprioristica rinuncia ad instaurare un dialogo costruttivo con la società civile.

Parlo, poi, delle numerose istituzioni pubbliche che sono interessate potenzialmente all’attuazione del piano della mobilità della città capoluogo.

Con chi ha intrattenuto contatti il Comune di Varese? In che modo si è instaurata la pubblica collaborazione per l’attuazione del Piano Urbano della Mobilità, del Piano Generale del Traffico Urbano, del Piano dei Trasporti e del Piano della Mobilità Ciclistica?

Me lo chiedo e lo ho chiesto all’assessore: c’è un significato che egli intende trarre da questa assenza? Verrà, in futuro, posto in essere dall’assessorato all’Urbanistica un comportamento diverso? Non ritengo che ci si possa accontentare di declamare l’adagio “Abbiamo invitato gli enti a partecipare. Se non sono venuti significa o che non erano interessati ovvero che hanno fiducia in quanto viene da noi posto”.

La realtà che posso constatare è come la partecipazione sia assolutamente mancata e che la procedura adottata dall’assessorato all’Urbanistica, se sarebbe stata conforme a quanto era previsto per un PRG, non è, invece, sufficiente a soddisfare i requisiti procedurali di un PGT.

Ho un forte timore che vorrei sia del tutto infondato. Quello secondo cui si vorrebbe una partecipazione insignificante della popolazione, perché questa potrebbe porre dei problemi e non degli arricchimenti e potrebbe essere manipolata dalle forze politiche di opposizione.

La pubblica istituzione deve avere la piena capacità di distinguere e di comprendere. Vorrei che l’assessore escludesse questo mio timore.

Ho solo l’ambizione di potere contribuire ad una buona amministrazione, non a fare dell’accademia che nulla ha a che vedere con la compilazione di un atto di pianificazione amministrativa che deve essere compiuto, in fase di preparazione, sia dal pubblico che dal privato e, in fase di decisione, solo dal pubblico.

Ho chiesto all’assessore se sia possibile avere una risposta a cose fatte, instaurando almeno una collaborazione in fase esecutiva. In tal senso, ho domandato la possibilità di sfruttare questo autunno perché l’assessorato all’Urbanistica anche richiedendo l’ausilio di clienti esterni affiliati al Comune di Varese possa coinvolgere nella partecipazione alla VAS un nutrito numero di interessati.

Ricordo che la ratio della Legge Regionale Lombardia 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio), e della Direttiva 2001/42/Ce del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27 giugno 2001, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente (Direttiva che della citata legge regionale costituisce un presupposto) corrisponde al seguente pensiero “Il P.G.T. è redatto tenendo conto della sostenibilità socio-economica ed ambientale delle scelte territoriali, che si verifica attraverso la valutazione ambientale strategica (V.A.S.). La partecipazione dei cittadini e di tutti i soggetti interessati costituisce il presupposto indispensabile alla redazione di in piano veramente condiviso. Partecipazione che si perfeziona, innanzitutto, con la raccolta di proposte e, poi, con incontri pubblici, sede del dialogo e del confronto tra tutte le parti coinvolte nella pianificazione”.

Non si vanifichi una formidabile occasione.

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