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Sport

LETTERA ALLA ROSSA

ETTORE PAGANI - 05/10/2012

Carissima Ferrari,

non sarà certo il caso di dirti, per l’ennesima volta, quanto ti vogliamo bene. C’è tutto un popolo che ti segue, che vibra, insieme al rombo dei tuoi motori, davanti al video ad ogni tua gara. Il motore dei tuoi bolidi che un campione del calibro di Ferdinando Alonso – senza ombra di dubbio nettamente il migliore dei pur bravissimi interpreti di ogni vicenda automobilistica – porta in qualsiasi occasione al massimo del loro rendimento.

Ci sei arrivata tardi a quel campione sì che persino noi, insomma in tutta modestia, a suo tempo ci permettemmo il consiglio di dare un’occhiata verso le Asturie, già ben potente, proveniva il ruggito di un leone che – non era difficile intuire – avrebbe potuto affiancarsi benissimo ad un cavallino tutto nero per formare una coppia vincente.

Ricorderai, cara Ferrari, che quando finalmente mise piede a Maranello lo spagnolo non trovò, certo, una vettura, splendente, gloriosa, imbattibile come quella alla cui guida ebbe la fortuna di trovarsi quell’altro campione di cui pare superfluo, persino, fare il nome: il Michael made in Germania.

Non trovò la stessa imbattibile vettura Ferdinando ma trovò modo con il suo repertorio di calasse limpida e grande di ottenere, pur con altro mezzo, il massimo di ogni possibile rendimento senza mai sbagliare nulla mai regalando una sola briciola al pranzo degli avversari, grazie ad una deliziosa, bella a vedersi scuola di guida che continua i suoi percorsi anche attraverso immeritate – e per fortuna – non continue tribolazioni.

Immeritate perché, essendo lo spagnolo scarsamente imparentato con la fortuna, qualche tegola ha finito per arrivargli tra capo e collo a rendergli più difficili mete che, fosse solo per il suo valore, gli sarebbero, certamente, più a portata di mano.

Ora, se ad intralciarne la strada capita, ad esempio, un francese che non disdegna di scambiare le vetture dei colleghi con un centro di un bersaglio da colpire con mira perfetta (si può fare, vista la minima entità delle penalizzazioni …) si tratta di fatto di terzi deplorevole e sfortunato ma pur sempre, appunto, di terzi.

Ma se la tegola arriva dal tetto di casa la situazione è ben diversa.

Ferdinando Alonso, già poco tempo fa fu privato di un titolo mondiale che era, sostanzialmente già suo per seguire una tattica di gara (che già allora definimmo assolutamente becera) impartita dal muretto impegnandolo nella marcatura dell’avversario diretto Webber mentre Vettel pigliava il volo conquistando il titolo.

Quest’anno a Monza un guasto meccanico (altro autolesionismo famigliare stante la rarità del tipo di avaria) alla vigilia della gara lo ha retrocesso da posizione favorevolissima alla tredicesima imponendogli, poi, quel miracolo di rimonta che gli consentì di arrivare ugualmente sul podio.

Ora che siano indiscutibili le affermazioni di chi elogia ancora la tua affidabilità visto che il tuo rosso sgargiante sul podio continua a comparire nonostante tutto e tutti rimane pur vero quello che dice la totalità dei tecnici che dopo Singapore hanno parlato chiaro affermando:

1) che il titolo mondiale merita un’attribuzione unica e precisa che porta il nome di Ferdinando Alonso;

2) che non si può pensare che l’impeccabile guida e la regolarità dello stesso in ogni gara siano favorite dalle disgrazie altrui (Vettel a Monza, Hamilton a Singapore);

3) che senza Alonso tu, cara Ferrari, avresti avuto “una stagione disastrosa”.

Quanto a noi potremmo anche aggiungere che, le rivisitazioni, i rimedi promessi dalla tua regia al termine di ogni gran premio in vista di quello successivo sono approdati ad un purtroppo puntualissimo: non pervenuti.

Dunque cara Ferrari se Alonso perde il titolo non si potrebbe lasciarglielo perdere per suo fatto e colpa? (ipotesi, peraltro, di assai dubbia attuazione).

E se dovesse vincerlo non si potrebbe lasciarlo fare e, se dal caso, dargli una mano?

Con immutato affetto e sempre grandissima passione, dal tuo popolo

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