Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Opinioni

CATASTROFI E PROFEZIE

VINCENZO CIARAFFA - 08/11/2012

Se, in occasione del suo compleanno, auguriamo a un nostro conoscente una vita lunga e felice e questo, invece, dopo un periodo infelice e grandemente tribolato muore, saremo passibili di carcere? Al massimo dovremmo entrare nel novero di quei conclamati portatori di sfiga che quando s’incontrano provocano un sacco di movimenti strani, come l’accarezzamento discreto delle “pelotas”, le dita disposte a corna e il ricorso all’immancabile cornetto rosso appeso al mazzo di chiavi. Pare, però, che almeno un giudice italiano non la pensi così. Il 31 marzo del 2009 la Commissione Grandi Rischi della Protezione Civile, composta dai maggiori sismologi italiani ed esperti di catastrofi, escluse un pericolo imminente per le popolazioni abruzzesi messe in allarme da un ricercatore su di un incombente terremoto e invitò le stesse popolazioni a starsene tranquille a casa. Una settimana dopo, purtroppo, un violento sisma squassò per davvero l’Abruzzo seminando morte e rovine.

Negli scorsi giorni il giudice del tribunale provvisorio dell’Aquila ha condannato i membri di quella commissione a sei anni di reclusione, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e a un risarcimento di otto milioni di euro, accogliendo le richieste del PM, secondo il quale le notizie rassicuranti fornite dagli scienziati “hanno indotto le vittime a restare a casa”.

Senza volere entrare nei suoi aspetti tecnici (che è roba da esperti), dobbiamo dire che questa sentenza ci lascia perplessi pur senza arrivare a definirla oscurantista come ha fatto più di qualcuno, anche perché è vero semmai l’esatto contrario: la sentenza, infatti, può considerarsi “avanguardista” perché pretende dalla scienza ciò che la scienza non può dare. A questo punto la prima domanda da porsi è: “Si possono prevedere i terremoti sia pure con un minimo di anticipo?”. I sismologi di tutto il mondo dicono compattamente di no, specialmente quelli giapponesi che sono i maggiori esperti mondiali nel campo. Infatti, appena appreso della sentenza aquilana, il professor Shinichi Sakai da Tokio, si è dichiarato alquanto scandalizzato perché “Io avrei detto le stesse cose perché non è possibile prevedere i terremoti”.

Forse che il giudice aquilano intendeva addebitare agli scienziati una mancanza di prudenza? Beh, se così fosse la sentenza fonda su di un errato presupposto perché il compito della scienza in generale non è quello di essere prudente o imprudente ma semplicemente di pervenire agli effetti partendo dalle cause, per quanto ciò sia umanamente possibile.

Le cause di un terremoto sono note ma è possibile prevedere veramente l’evoluzione di un fenomeno naturale che avviene a molti chilometri sotto i nostri piedi? Evidentemente no, visto che la scienza dei terremoti, per le sue deduzioni, è costretta ad affidarsi ancora al calcolo probabilistico stante che – da ben quattordici miliardi di anni! – le viscere di questa scheggia di stella raffreddata in superficie che chiamiamo terra s’intorcinano in modo sempre diverso.

Poi, quand’anche volessimo sposare la tesi sostenuta dai PM aquilani, comunque non riusciremmo a sottrarci a una domanda: se il 31 marzo del 2009 i sismologi avessero avvisato gli abruzzesi che su di loro stava per abbattersi un tremendo terremoto, che cosa sarebbe accaduto? La produzione bloccata, le scuole vuote, i negozi presi d’assalto, le strade intasate da qualche milione di autovetture in contemporaneo movimento, le abitazioni abbandonate, un altro milione e mezzo di persone in cerca di ricovero sarebbe stato soltanto una piccola parte del macello che si sarebbe creato e che, probabilmente, avrebbe fatto molte più vittime del terremoto. E se, poi, il terremoto non si fosse verificato? Non escludiamo che qualche altro giudice avrebbe condannato i membri della Commissione Grandi Rischi per procurato allarme.

Tra l’altro la sentenza dell’Aquila andrà pesantemente a influire sul futuro della Protezione Civile di questo Paese con effetti che, a nostro avviso, saranno ben più catastrofici di un terremoto o di un’alluvione perché nessun sismologo vorrà più farne parte avendo sulla propria testa la minaccia dell’incriminazione qualora le sue previsioni dovessero rivelarsi sbagliate. È anche probabile che, da oggi, molti “addetti ai lavori” della Protezione civile metteranno le mani in avanti iniziando ad allarmare le istituzioni territoriali ad ogni stormir di fronda (come peraltro già fanno per le previsioni meteorologiche), in modo da potere, eventualmente, affermare in tribunale “Noi l’avevamo detto”.

Fintanto che si tratta di fare gli allarmisti per la pioggia poco male ma provate a immaginare cosa succederà quando, al primo sbadiglio del Vesuvio, il direttore di quell’osservatorio annuncerà (così, per prudenza…) l’arrivo di un’eruzione a una popolazione di tre milioni di abitanti che vive stretta tra i rilievi preappenninici, il mare e lo stesso Vesuvio.

Dal nostro punto di vista la sentenza dell’Aquila non rende giustizia né alla scienza (e ai suoi limiti), né alla giustizia stessa (che in quanto a limiti neppure scherza) e di certo non le conferisce maggiore autorevolezza il fatto che un signore avesse empiricamente predetto che stava per arrivare un terremoto in Abruzzo: sono almeno cinquemila anni che qualcuno preconizza la fine del mondo e, invece, il mondo è ancora qui! Un argomento così controverso, che va a toccare sia la fisica che la metafisica, forse meriterebbe un maggiore approfondimento ma per farlo aspettiamo che passi il 21 dicembre, data in cui, secondo gli antichi Maya, dovrebbe avvenire l’ennesima fine del mondo.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

You must be logged in to post a comment Login