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Chiesa

NATALE FESTA DEL VERO INIZIO

GIAMPAOLO COTTINI - 21/12/2012

Tra tutte le feste cristiane il Natale è certamente la più popolare, anche perché è quella che meglio riunisce in sé il riferimento al divino con tutte le aspettative umane. È però anche facile ridurre il Natale alle circostanze in cui viene vissuto di volta in volta nel corso della storia, definendolo ad esempio come la festa della famiglia, la festa dei bambini, o come quest’anno la festa dell’austerità e del taglio dei consumi; tutto ciò perché esistono tradizioni consolidate che uniscono il sacro e il profano che rischiano però a volte di far dimenticare perché si festeggia questo giorno.

Il Natale è, invece, anzitutto la “Festa dell’inizio” cioè la memoria che quell’avvenimento della nascita di Gesù entra nel mondo dando inizio ad un’avventura che cambia totalmente il senso del tempo perché in quel tempo e in quel luogo “accade una cosa dell’altro mondo, ma in questo mondo”, come ebbero ad esclamare molti anni fa due giovani seminaristi lungo le scale del Seminario di Venegono, meravigliandosi e trasmettendosi a vicenda uno stupore che avrebbe determinato tutta la loro vita e la loro missione sacerdotale (si trattava di Enrico Manfredini poi divenuto prevosto di Varese e Vescovo a Piacenza e Bologna, e di Luigi Giussani fondatore di Comunione e liberazione). Il Natale è, infatti, il compleanno più straordinario della storia dell’umanità, cioè il giorno della nascita del Dio che si fa uomo, del Verbo che si fa carne e dà inizio nel mondo ad una cosa dell’altro mondo, cioè impensabile anche alla più acuta intelligenza umana.

Raccontano i Vangeli che Maria diede alla luce il suo figliolo e lo avvolse in fasce come si fa per ogni neonato ma deponendolo in una mangiatoia perché non c’era posto per loro in albergo, con un gesto che i Padri hanno letto come anticipazione dell’offerta di Gesù sull’altare della Croce, il legno della nostra salvezza. Ma il senso delle narrazioni evangeliche, come insegna il recente volume di Ratzinger sull’infanzia di Gesù, è dare una risposta all’interrogativo “di dove sei tu?”, che molti si sono posti sapendo bene quale era la genealogia carnale di Gesù (il figlio del carpentiere di Nazareth), ma al tempo stesso avendone colto una origine dall’alto che andava spiegata. Il Natale è la rivelazione di un inizio umano che rimanda alla coscienza di Giovanni che “in principio era il Verbo e Il Verbo era Dio”, per cui il Natale è veramente la memoria dell’inizio della vita terrena di Gesù, ma è anche il segno che in Lui è proprio Dio a coinvolgersi definitivamente con ogni uomo.

Se questo è il centro della festa, è anche vero che ci sono dei segni tradizionali che ce lo rendono familiare, e per questo non è lecito privarsene, nemmeno per un malinteso rispetto verso altre religioni: l’albero che, pur venendo da tradizioni pagane, è diventato il segno della vita germogliata dalla storia della salvezza e resa luminosa dalla luce di Cristo; il presepe come raffigurazione visiva, semplice e realistica, dell’avvenimento in cui compaiono i protagonisti della natività dalla sacra famiglia, al bue e l’asinello memoria delle due tradizioni ebraica e pagana ricongiunte dalla presenza di quel Bimbo, sino ai pastori e alla gente comune; ed infine, lo splendore solenne della musica natalizia capace di evocare i cori celesti degli angeli che partecipano alla festa di tutta la Terra ricreata da questa nascita.

Il resto è complementare: anche lo scambio dei regali è significativo se vissuto nella gratitudine dello scambio di doni avvenuto tra Dio e l’uomo nell’Incarnazione, altrimenti si riduce al rituale formale dello scambio di oggetti. Tutto a Natale conduce invece all’imprevedibilità dell’inizio del compimento delle aspettative di Dio verso l’uomo e dell’uomo verso Dio, nel trionfo della certezza che la vita vince sulla morte e che tutto risponde al disegno positivo, come ci ricorda Benedetto XVI: “La fede porta a scoprire che l’incontro con Dio valorizza, perfeziona ed eleva quanto di vero, di buono e di bello c’è nell’uomo. Accade così che, mentre Dio si rivela e si lascia conoscere, l’uomo viene a sapere chi è Dio e, conoscendolo, scopre se stesso, la propria origine, il proprio destino, la grandezza e la dignità della vita umana”.

Natale diventa così la festa dell’ottimismo cristiano che accetta la sfida di una letizia certa, dono di un Dio che si è coinvolto totalmente con noi, letizia che nessuno potrà mai toglierci.

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