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Chiesa

A QUANTI L’HANNO ACCOLTO

MASSIMO CRESPI - 21/12/2012

Veniva nel mondo
la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Egli era nel mondo,
e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe.
Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l’hanno accolto.
A quanti però l’hanno accolto,
ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome,
i quali non da sangue,
né da volere di carne,
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;

e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

 

 PRESEPE

Vagano di Natale nel luna park della città, a caccia di luce. E l’infinita moltitudine di luminosità colorata che promana dalle intermittenze della plastica messa fuori dalle porte, li frastorna.

Vagano cercando le luci del vecchio Natale, caro scomparso, dove luce è mistero, soffusione, ed incanto.

Non si trovano più.

Vagano, fissando dei filoni scomposti i quali s’accendono troppo velocemente e cambiano, mutano da togliere il fiato, ossessivamente. Cosa sono quei segni che s’accendono nella notte? Tremende metamorfosi dell’inquietudine che regna nei cuori.

Dove sono le luci delicate e riservate, che si mostrano modestamente per non stancare mai? Nel cielo nero le luci restano stelle piccoline e lontanissime; vicine soltanto se scintillano nel ricordo dorato del Natale di un bambino. Nasce, poverino, offeso dall’abbaglio di un’insegna natalizia al neon a tale, salvatore; dice: è lì! Non lo vedete? Può regalare tutto, dai! Ma non dà loro niente e son perduti, nell’avvento di mille e una luce, presunta quanto chiara svelatrice, ma menzogna dell’oscurità.

Colgono da morti i lumini composti della tenebra avanzante e vagano di Natale.

Chinano le teste vacillando nel buio, consegnano lo spirito.

Ma nel barlume glorioso dell’alba arriva qualcuno con vesti scarlatte; li rinfranca carezzandoli. I loro sonni inquieti ritrovano la strada scaldata dal sole. Riverbera qualcosa dagli alberi innevati, luccicano le strenne scartate dai costruttori delle favole, nelle quali nessun re viene ed abita la povertà. Scoprono destandosi che è tutto radioso: quel giorno speciale è tutto per loro.

Stanno svegli di Natale, tra le bestie ruminanti sulle paglie che fumano. C’è fermento nelle baracche dove giacciono gli agnelli bisognosi di cure, riscaldati dalle fasce e dai fiati profondi delle genti ruvide. Sorridono contenti i portatori di fatiche, coi bastoni impolverati piantati tra i sassi, il muschio odoroso, le flosce sacche variopinte ed il mondo che non sa, ancora, che è venuto l’amore.

Stanno svegli di Natale e contemplano la luce, quella vera, avvolta sopra una brillante bugia.

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