Attualità

AMAL. E GLI ALTRI

LUISA NEGRI - 01/05/2026

Amal Khalil è un altro nome di giornalista che va ad aggiungersi al numero dei colleghi già uccisi dalle guerre in atto. Da anni impegnata nel suo lavoro a favore del Sud del Libano, in questi ultimi tempi si adoperava nel far conoscere e controllare la barbarie degli eventi nefasti causati dal conflitto tra Israele e Libano. Le immagini del suo lavoro hanno testimoniato l’attenzione di chi sentiva sempre più urgente il dovere di osservare e raccontare. Non poteva accettare le quotidiane nefandezze belliche, soprattutto gli effetti tragici, atroci, che portano via, con la deflagrazione delle bombe, non solo intere città e case. Ma strappano ogni possibilità di sopravvivenza soprattutto ai più innocenti e vulnerabili. Tra loro bambini e animali domestici feriti o sopravvissuti all’inferno che, da un momento all’altro, si scatena dal cielo. Sotto a quel cielo Amal correva a controllare, per dare ogni possibile aiuto ma soprattutto la testimonianza fotografica e scritta di tragedie inaccettabili.

Finché la sua auto è stata raggiunta dal fuoco nemico che la teneva d’occhio da tempo. Non si è potuto provvedere a un veloce ricovero dei viaggiatori e il tardivo intervento dei soccorsi ha fatto il resto. Con lei è rimasta ferita Zeinab Faraj collega fotografa del giornale, Al-Akhbar, per cui Amal lavorava ormai da venti anni.

Ho pensato a Amal quando ho visto la cronaca dell’attentato a Trump nel salone dell’Hilton di Washington dove il Presidente Usa era a cena con i rappresentanti della stampa internazionale.

Di questa vicenda e di come sia andata dietro le quinte avremo altri riscontri a fine settimana, quando usciremo con il nostro giornale.

Ma certo è che, nel pantano generale di un mondo ormai ingovernabile, nel drammatico momento di un’emergenza in cui nessuno sa cosa sta capitando, a offendere ancor più sono certe immagini di ospiti della serata che, dopo il fuggi fuggi dei più tra gli spari, si fanno cogliere dalle riprese video mentre afferrano dai tavoli le bottiglie di champagne e le nascondono nelle borse. Saranno poi fermati, pare, dai camerieri che gli faranno svuotare le borse prima di uscire.

Commenti amari anche per un altro ospite, sorpreso dalle telecamere, che ha continuato invece a mangiare, solo e imperterrito, mentre tutto accadeva.

Che dire? Che c’è stampa e stampa. Quella che non piace ai potenti, e che si prende sul gobbo le ramazzate perché lavora bene, cioè fa il suo dovere. E quella che invece piace. Perché si veste trendy, non perde un evento, e mangia anche meglio, se c’è il buffet.

Soprattutto sorride sempre, mantenendo la calma. Intanto lavora così bene, sottobanco…