“Non v’accorgete voi che noi siam vermi, nati a formar l’angelica farfalla” ammonisce Dante nella Divina Commedia. “Quello che il bruco chiama fine del mondo, per tutti si chiama farfalla”, diceva Lao Tzu, mille anni prima. “E se diventi farfalla, nessuno pensa più a ciò che è stato quando strisciavi per terra e non volevi le ali” chiosa più modernamente Alda Merini. È una utile chiave di lettura per gustare il mistero della pasqua di risurrezione di Gesù, che rompe il sepolcro, spezza il bozzolo della nostra esistenza fatta da tante esperienze di morte interiore.
E come per la crisalide, resta uno spazio vuoto: solo così il futuro può invadere le nostre vite, la speranza può riempire il dolore e la fatica, la grazia può vincere e renderci graziati/graziosi. Spesso preferiamo adattarci al calduccio del sepolcro, facendoci andare bene, da rassegnati, i pietroni che bloccano o le bende che ci vanno strette, rimanendo bloccati nel passato e chiusi nel presente.
Il Crocifisso Risorto, glorioso nella luce dell’alba, con le braccia spalancate, sembra una meravigliosa farfalla. Le ali fanno del bruco una farfalla: la vita nuova. Volere le ali comporta il coraggio di un passaggio radicale (pesah=pasqua) che ci fa abitanti dell’infinito e cittadini del cielo, come una farfalla.
- Una farfalla cerca sempre il lato soleggiato della vita, perché ognuno di noi merita un po’ di luce e di calore, dopo aver lottato per uscire dal bozzolo. Però nel momento in cui accetti di allargare l’orizzonte e alzare prospettiva, non si vola mai al primo tentativo, serve darsi tempo e trovare equilibrio con pazienza e costanza. Inoltre sono poi i venti contrari, le turbolenze, come la possibilità di smarrirsi disorientati. Solo il bruco che striscia non cade mai.
- Una farfalla è sempre attenta alle sue ali: non possiamo cambiare se prima non scegliamo di amarci, se non siamo disposti a mollare tutto ciò che ci zavorra, se non impariamo a prenderci alla leggera.
- Una farfalla insegna che non conta per cosa corri, ma per chi ti fermi. Infatti, se insegui una farfalla non riesci mai a prenderla, se invece ti metti a curare un giardino, essa verrà da te. È il coltivare autoironia su di sé e tolleranza verso gli altri, è il coltivare la capacità di mettersi in discussione, è il coltivare la linfa delle radici, è il coltivare la bellezza degli attimi, è il coltivare la luce dei sorrisi. Insieme serve la forza di lottare per difendersi dai parassiti.
Noia, paura, rabbia, lamentela, rassegnazione, pregiudizi, sono bozzoli che imprigionano. Quello che il bruco chiama fine del mondo, per tutti si chiama farfalla: siam nati a formar l’angelica farfalla...
Volate con le vostre ali leggere, luminose, colorate. È la sfida della Pasqua!