Un inizio quasi casuale. Ma è scontro. Nella politica varesina si comincia a parlare non tanto di candidati o di programmi quanto di “visioni” – anche in Consiglio Comunale, – cioè l’argomento su cui lo spazio di compromesso è minore. il centrodestra, dopo le riunioni al teatro Santuccio è in stallo, con la comprensibile voglia di riconquistare l’antica roccaforte, alla ricerca di un candidato forte e unificante. Il centrosinistra lunedì 27 aprile ha presentato un “manifesto” e fatto due annunci per bocca dello stesso sindaco Galimberti. Il primo è che per la candidatura a sindaco ci sarà tempo sino a fine anno, il secondo è che questa volta aderisce alla coalizione anche Azione, mentre per i 5 Stelle, al momento “osservatori interessati” (la ricerca di visibilità è comprensibile), c’è ancora spazio di confronto e adesione.
Come spesso avviene, le frizioni emergono dove potresti non aspettartelo. Per esempio con l’annuncio da parte della giunta (con l’assessora Cristina Buzzetti) di un consuntivo di bilancio comunale 2025 chiuso con un “tesoretto” di 6 milioni: un passo avanti rispetto ai quasi 4 del 2023. Quanto basta per rianimare la polemica verso i tempi della Giunta di centrodestra targata Fontana e il disavanzo (“buco” per i non-amici) con cui questa si è accomiatata nell’ormai lontano 2016. Oppure con il tema bollente del viale Belforte e della viabilità nel quartiere di Biumo.

A incrociare le spade per primi sono stati Luca Boldetti, esponente di Forza Italia, e Matteo Capriolo, consigliere PD presidente della commissione Bilancio. Due giovani consiglieri, entrambi laureati in economia (il consiglio Comunale ha recentemente brindato al dttorato conquistato da Capriolo) ed entrambi esponenti della nuova generazione dei trentenni. Con Boldetti a puntualizzare che il “100 a 0”, cioè i milioni di investimento vantati nel 2021 dall’amministrazione Galimberti contrapposti a quella precedente di centrodestra, fossero propri di una fase in cui si scontava la crisi finanziaria del 2008, lontani dal vento in poppa del Pnrr, e l’avversario Pd a sottolineare che “non basta avere le condizioni di mercato favorevoli, ma occorre anche saper andare a reperire i mezzi e gestire, anzi “mettere” a terra i progetti”.
Oltre a questo, quando il dibattito in Sala Estense si è spostato sulla rivoluzione viabilistica di Biumo-Belforte-Carcano (con il leghista Stefano Angei, stessa età degli altri due, che chiede con una mozione di fermare il firmabile, a partire dal doppio senso di via Adamoli, la chiave di tutto).
Anche e soprattutto qui emergono due visioni diverse e difficilmente conciliabili della città e del ruolo dell’amministrazione pubblica. È facile che questa sarà la discriminante per la prossima campagna elettorale, nel 2027.
Da una parte una maggioranza che, forte di quel 100 a 0, leit motiv della campagna 2021, rilancia con le ulteriori opere (un centinaio di milioni) rese possibili dal Pnrr e si appella ad una “rigenerazione urbana per una città migliore” (così la segretaria Pd Manuela Lozza). Dall’altra un’opposizione che ha spesso criticato proprio le grandi opere, come “bersaglio grosso” da attaccare: il piano Stazioni, la sistemazione di Largo Flaiano (caduta la discussione sul “se”, è rimasta quella del “come”), o l’ ex Caserma Garibaldi, futuro polo culturale, che per il centro destra nel 2025 doveva essere sede di uffici e nel 2026 spazio dell’Università. Dulcis in fundo, la rivoluzione viabilistica di Biumo. Con tanto di 2000 firme a corredo. Che possono essere tante a livello di quartiere, poche a livello cittadino
Davanti ai fiori all’occhiello (o presunti tali) del Centro sinistra, che obiettivamente hanno mosso risorse finanziare senza precedenti, l’opposizione sposta il bersaglio, rivendicando altre priorità: l’attenzione per il tessuto commerciale, la sicurezza (immancabile), la manutenzione delle opere, il decoro urbano. Forse nella convinzione che, per l’elettorato, scegliere tra una rete di nuovi parcheggi, aiuole fiorite o nidi gratis non sia una scelta scontata.
Torna il vecchio mantra di Gabriele Albertini, il sindaco di Milano per due mandati a cavallo del cambio di secolo, imprenditore conquistato dalla politica voluto da Berlusconi che seppe guadagnarsi anche il rispetto dell’opposizione. “Il mestiere del Sindaco – diceva Albertini, oggi 75 enne – è come quello dell’amministratore condominiale. Quindi garantire che le buche sulle strade siano riparate, che l’illuminazione funzioni”. Era chiaramente un understatement, perché proprio con lui cominciò la grande trasformazione di Milano, con il riutilizzo delle aree dismesse, che sarebbe continuato anche dopo la fine del suo andato. Prima ancora delle trasformazioni dell’Expo.
“Varese sta cambiando, fatevene una ragione”, è stato l’invito di Manuela Lozza, rivolgendosi a un centro-destra che tutto sommato mostrava di preferire la manutenzione corrente, rispetto alle grandi opere. Così se dai banchi del centrodestra partivano accuse di “navigatore automatico”, il centro sinistra rispondeva causticamente “siete voi ormai quelli del no”. Ed ecco un consigliere navigato come Domenico Marasciulo (Pd) rilanciare la sfida: “Non vi va quel che stiamo facendo a Biumo? Ma com’era il rione dieci anni fa, con le aree dismesse tra ex Enel ed ex falegnameria?”.
Insomma, con questi presupposti, lo scontro è tra politica delle grandi opere, ambiziose ma rischiose, e piccolo cabotaggio, meno eccitante ma più rassicurante soprattutto per i residenti ln loco, non sempre con spazio per valutazioni nel merito. Intanto, a fronte del “tesoretto” da 6 milioni (pur senza i ristorni svaniti dei frontalieri per provvida “manina” guarda caso solo a Varese, ndr), il consiglio su che cosa si pronuncia? Sulla possibilità di aumentare la dotazioni di …. 50 mila euro per i climatizzatori negli asili nido, un altro dei servizi che Varese vanta come eccellenza, anche se limitata numericamente (Boldetti: “vale solo per quelli comunali e l’offerta non copre la domanda potenziale”).
Unica cosa positiva: almeno sul tema si è trovata l’unanimità. Parlare di “aria stanca” è forse ingeneroso, ma magari ci si azzecca. Vedremo ora se il PGT nella sua fase finale, potrà dare una scossa al confronto tra forze politiche con il pensiero già alle urne. Ma non sanno bene come arrivarci.