La7, il canale proprietà di Urbano Cairo, editore tra gli altri anche del Corriere della Sera, è diventato negli ultimi tempi un punto di riferimento del pubblico televisivo che si sente estraneo alla narrazione filo governativa imposta alla Rai e – naturaliter – propria del gruppo del Biscione. Questo posizionamento è certo di convenienza, perché capace di dare sbocco a un target commerciale sicuramente molto interessante e piuttosto vasto, che non si ritrova nella linea politica oggi predominante negli altri network.
È però curioso analizzare la costruzione dei vari programmi de La7, tutti o quasi di news, che si succedono durante la settimana per l’intera annata. Comincia tutte le sere alle 20.30 Lilli Gruber e il suo “8e1/2”, con un dibattito in studio supportato da spezzoni di dichiarazioni di personalità della politica. Tutto regolare.
Al martedì sera Giovanni Floris con “Dimartedì” propone un talk politico costruito in una maniera piuttosto bizzarra: diversi parterre di opinionisti si succedono in scena, venendo chiamati a commentare sempre le stesse clip contenenti dichiarazioni di politici (prevalenza assoluta di Trump e Meloni), che così risultano riproposte anche quattro o cinque volte nel corso della stessa serata; un telespettatore che si sintonizzasse alle 21:30 e spegnesse al termine del programma, avrebbe quindi visto e rivisto gli stessi contenuti svariate volte, benché analizzati da personalità sempre diverse.
Non c’è la ripetitività ma è spesso una riproposizione del materiale già visto da Floris quel che offre “Piazzapulita” di Corrado Formigli il giovedì sera; anche in questo caso, essendo un talk a forte vocazione politica ed economica, ci si occupa tanto di governo italiano e di Trump: il commento in studio vive su montaggi in cui con massima frequenza la nostra Presidente del consiglio e il Presidente degli Stati Uniti sono protagonisti; nelle clip vengono giustapposti svariati spezzoni tratti da diversi momenti della loro carriera politica, per verificarne la coerenza (spoiler: spesso non c’è).
Il venerdì alle 21.15 tocca a, ed è sempre la solita solfa, a Zoro, ovvero Diego Bianchi, che allestisce “Propaganda ive”: le clip con le dichiarazioni sono vivisezionate e analizzate anche in questa trasmissione.
Dulcis in fundo, arriva il sabato sera e Massimo Gramellini con il suo “In altre parole”: indovinate un po’ su cosa si argomenta in studio? Su clip di conferenze stampa e apparizioni pubbliche della presidente del consiglio italiano, del presidente degli Stati Uniti e di vari altri protagonisti della scena politica. Insomma, una reiterazione di contenuti incredibile. Il dubbio che rimane alla fine della settimana è se il pubblico che segue con fedeltà tutte queste trasmissioni si convince sempre più delle proprie idee, oppure se alla fine stremato cede ai messaggi ripetuti della propaganda e la pensa come le clip.