Apologie Paradossali

SE SI SBAGLIA TROPPO

COSTANTE PORTATADINO - 01/05/2026

(S)Davvero vuoi occuparti dello scandalo ARBITRI DI CALCIO?

(C) Non è una cosa così banale, viste le dimensioni economiche del settore. Poi è un masso che cade in uno stagno dalle acque già agitate dall’esclusione dai Mondiali 2026 e persino dalla presenza di calciatori tra gli utenti delle escort dello scandalo di Milano. Mi serve anche per riprendere il tema “giustizia” in termini analogici, quasi simbolici, tra sport e giustizia “vera”, quella formale, il terzo potere dello Stato.

Riassumo il caso che ha portato all’autosospensione di Rocchi: siamo in una fase di indagine, quindi molte accuse sono da verificare. Rocchi, designatore degli arbitri di Serie A e B, si è autosospeso dopo aver ricevuto un avviso dalla Procura di Milano. L’accusa è concorso in frode sportiva. Si tratterebbe di designazioni arbitrali, eventualmente gradite all’Inter, ma relative alla Coppa Italia e al campionato 2025, di fatto ininfluenti, e di un intervento indebito sulle decisioni dei ‘varisti’ in occasione della partita Udinese-Parma 2025. Altro per ora non si sa.

(S)Molto rumore per nulla?

(O)Vedremo! Si è mosso il Codacons, a nome dei ‘consumatori’, che spara: “Tra le richieste: valutare la revoca di eventuali titoli, inclusi gli scudetti dell’Inter nei campionati sotto esame”.

(C)La presunzione che riguardasse l’Inter, mi sembra sia stata una speculazione mediatica, parlo da milanista, più social che giornalistica.

(O)C’è anche una dichiarazione significativa dell’ex arbitro Cesari: “Il problema sono i soldi, ne girano troppi. Quindi aumentano le tensioni, le antipatie, i veleni. Al di là dell’inchiesta, della quale non conosco i dettagli, sono certo che la crisi degli arbitri italiani nasce così. Noi, ai nostri tempi, guadagnavamo poco. Non era un lavoro ma una missione. Come ha detto il mio grande maestro Paolo Casarin, gli arbitri devono cercarsi un lavoro vero, per essere liberi”.

(S)Che i problemi del calcio derivino dai soldi è un’opinione diffusa: mal spesi con giocatori viziati, succhiati dai procuratori, mai abbastanza per mantenere i centri di scuola-calcio giovanile, ma di quale aspetto della vita sociale il problema non sono i soldi? Sempre troppi o troppo pochi.

(C) Ma vorrei tornare al mio intento iniziale, riprendere l’analogia tra la giustizia sportiva e quella civile, evidenziando il vantaggio della prima. È vero che da quando c’è la VAR le cose sembrano più complicate che risolte, ma vedrete che la giustizia sportiva si riformerà in un tempo infinitamente minore di quella civile. Oggi soffre di una pretesa eccessiva, quella di esercitare sul campo il doppio ruolo di istanza immediata e di appello, che diventa addirittura di terzo livello, se è vera l’accusa al designatore, che già svolge il ruolo di giudice dei giudici, di influenzare in diretta le decisioni del giudice d’appello, il varista. Il rimedio è facile: azzerare questa piramide, costituita da arbitri di campo, arbitri alla VAR, designatore, che facilita la formazione di clan o di gruppi di potere. Restituire all’arbitro, unico in campo, la pienezza della responsabilità. In altri sport al video siedono solo i tecnici che hanno il compito limitato di fornire le immagini e non di suggerire interpretazioni. È l’arbitro stesso ad interrogare non già una sibilla, ma una documentazione oggettiva, di cui rimane l’unico interprete responsabile. Così fanno il basket, il rugby, la pallavolo, l’atletica.

(O) E le analogie con la giustizia?

(C)Credo che la civile abbia fallito l’occasione del giudice di pace, che avrei desiderato potesse essere un “arbitro di campo” molto informale, senza necessità di ricorso ad avvocati e relative spese, un luogo per dirimere le controversie quasi amichevolmente, non tanto una scorciatoia per alleggerire il lavoro della giustizia formale, quanto per imparare che i primi autori della giustizia possono essere le stesse parti in causa, quando in buona fede, vengono messe davanti ai fatti certi e alle leggi chiare. Quanto alla penale, ora temo resterà bloccata per decenni. Ridendo, ma non troppo, in occasione del referendum, ci siamo detti con sostenitori accaniti delle opposte tesi, che invece la separazione delle carriere tra arbitri e varisti sarebbe stata universalmente approvata, persino da Interisti e Juventini.

(S)Rimane una differenza: gli arbitri che sbagliano… troppo… non fanno carriera. Resta da scoprire come azzerare le piramidi correntizie del CSM.

(O)Sebastiano Conformi (C)Costante (O)Onirio Desti