La settimana della Fiera del Mobile, con annesso Fuorisalone, un evento diventato perfino più importante e d’immagine di quello dal quale deriva, si è dunque conclusa. E a me viene da fare una riflessione che riguarda Varese. La nostra città è stata tutto sommato rappresentata nella kermesse milanese: alcune aziende e i relativi imprenditori hanno avuto modo di finire sotto i riflettori. Ma a mio avviso continua a mancare il percorso inverso: ovvero fare in modo che venga da noi anche solo una piccola parte di quel “mondo” che in quei giorni popola Milano.
Lo scopo di un’eventuale visita? Ovviamente, prima di tutto, è turistico. Ma se vogliamo, è anche culturale. In parole povere: durante la Fiera e il Fuorisalone non si sta facendo nulla, da sempre, per attivare una sorta di calamita in grado di attirare gente verso Varese. Avete visto iniziative di comunicazione, di marketing, banalmente di “acchiappo” dei numerosi umani che hanno frequentato le varie location? A me non risulta che non ce ne siano state. Sarebbe stato sufficiente, per dire, uno slogan come quel carino “Do you lake Varese?” visto qualche anno fa. O uno stand per promuovere la città sotto vari aspetti. No, zero al quoto. Accidia totale. E nuova occasione persa, oltretutto nel momento in cui il Fuorisalone, per scelta precisa dell’amministrazione Sala, ha allargato i confini a rioni meno centrali di quelli tradizionalmente usati per installazioni e conferenze. È davvero impossibile ipotizzare che Varese – che tutto sommato non è in Nepal, rispetto a Milano – ospiti anche una solo minima succursale del Fuorisalone? Perché non provarci? Alla peggio si rimedia un due di picche, ma intanto si fa un tentativo e magari si apre una breccia che con il tempo forse si allarga. Obiezione: non l’ha mai fatto nemmeno Como. Meglio ancora: si può essere i primi a buttare lì l’idea, anticipando così i cugini (ricordo che fregarli procura sempre un certo godimento, dato che il campanile vuole la sua parte…).
Ma anche se tutto ciò fosse impraticabile, sia oggi sia nel futuro, darsi da fare per un “promo” di Varese sarebbe comunque sensato e utile. Abbiamo le bellezze naturali, il Sacro Monte, realtà come Villa Panza, il Castello di Masnago, la Fondazione Morandini, il lago e tanto altro ancora se si estende il tiro al territorio provinciale: si sostiene da anni di voler valorizzare luoghi e turismo, ma poi non si sfrutta – tra altre cose – quello che secondo me è un vero e proprio calcio di rigore. Su certi temi, quindi, si parla o si “sbanfa”? In questo caso il cranio va divorato a Varese in senso lato: politici, amministratori, Camera di Commercio, istituzioni, guru della comunicazione, tutti sono da consegnare alle fauci del Lucifero dantesco.