A Varese l’assistenza sociale non può più essere considerata una funzione da gestire in modo ordinario. Sta cambiando la struttura stessa della società: più anziani, meno giovani, famiglie più fragili. Ma di fronte a questo cambiamento, il rischio più grande è uno solo: pensare che debba essere il Comune a farsi carico di tutto.
È un errore. Ed è un errore pericoloso.
Negli ultimi anni si è progressivamente scaricata sull’ente pubblico locale una responsabilità sempre più ampia. Non solo servizi, ma solitudine, fragilità, bisogni relazionali, supporto quotidiano. Un tempo queste funzioni erano distribuite dentro la comunità: nelle famiglie, nei quartieri, nelle reti spontanee. Oggi non è più così. Ma questo non significa che tutto debba ricadere su un unico livello istituzionale.
Il punto è semplice: il welfare funziona solo se è condiviso.
Se si pensa che il Comune possa essere l’unico presidio, si costruisce un sistema destinato a collassare. Non per incapacità, ma per sovraccarico. Nessuna amministrazione, da sola, può reggere una trasformazione demografica così profonda. E soprattutto, non può sostituire completamente ciò che una comunità nel suo insieme dovrebbe esprimere.
Serve un cambio di paradigma.
Il Comune deve avere un ruolo centrale, certo. Deve leggere i bisogni, coordinare, programmare. Ma non deve essere lasciato solo. Accanto all’ente pubblico devono esserci:
- il terzo settore, con la sua capacità di prossimità
- il volontariato, che tiene insieme i legami sociali
- le famiglie, per quanto cambiate e più fragili
- il sistema sanitario
- il mondo produttivo, che può contribuire in modo concreto
Essere in tanti non è un’opzione: è una necessità strutturale.
A Varese questo significa costruire una rete vera, non formale. Significa smettere di lavorare per compartimenti e iniziare a condividere responsabilità, risorse, obiettivi. Significa anche avere il coraggio di dire che il welfare non è solo spesa, ma investimento sulla qualità della vita e sulla coesione sociale.
C’è poi un altro aspetto, spesso trascurato: il rischio di deresponsabilizzazione diffusa. Quando tutto viene demandato al Comune, tutti gli altri fanno un passo indietro. È un meccanismo silenzioso ma devastante. La comunità si ritrae, mentre l’ente pubblico si espande oltre le proprie possibilità.
Il risultato è un sistema più fragile, non più forte.
Per questo il tema non è solo organizzativo, ma culturale e politico. Si tratta di ricostruire un’idea di comunità in cui ciascuno ha un ruolo. Dove l’ente pubblico guida, ma non sostituisce. Dove i cittadini non sono utenti passivi, ma parte attiva di una rete.
Il futuro del welfare a Varese si gioca qui: non su chi fa di più, ma su come si fa insieme. Perché una cosa è certa: se resta uno solo, non basta.