Attualità

OBIETTIVO: BENE COMUNE

GIANFRANCO FABI - 02/05/2025

Lo scenario economico, come non succedeva da decenni, è caratterizzato da una crescente complessità. Per scelte politiche più che per circostanze esterne. In particolare l’irruzione sullo scenario economico del nuovo presidente americano ha scatenato non solo reazioni a catena sul fronte dei dazi, ma soprattutto una crescita dell’instabilità e dell’incertezza, due elementi che vanno esattamente nella direzione opposta di un cammino di crescita dell’economia.

Proprio sul fronte economico la testimonianza di Papa Francesco è stata particolarmente importante sia sul fronte dell’analisi, sia e forse soprattutto sulle indicazioni profetiche sulle scelte che l’umanità deve compiere. Con una prospettiva molto chiara: la prospettiva del bene comune. Un concetto tutt’altro che nuovo. Il bene comune è uno dei cardini della Dottrina sociale della Chiesa e risale al IV-V secolo, qualcosa come 1600 anni fa. Basilio di Cesarea, uno dei fondatori della Chiesa d’Oriente nel III secolo, e San Benedetto cent’anni dopo, ne hanno più volte fatto riferimento e San Tommaso nel 1200 ha costruito la sua Summa Theologiae proprio sul concetto di bene comune.

La Dottrina sociale raccoglie le tesi che sono state sviluppate dalla Chiesa nel corso dei secoli. Nel 2004 è stato realizzato un compendio dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace che lo offerto a san Giovanni Paolo II a cui si devono le tre grandi encicliche — Laborem exercens, Sollicitudo rei socialis e Centesimus annus —, che costituiscono tappe fondamentali del pensiero cattolico sull’argomento.

Papa Francesco ha allargato l’orizzonte e ha reso più stringente la necessità di una assunzione di responsabilità da parte delle persone e delle collettività. La prospettiva della giustizia sociale si lega così strettamente con la necessità di politiche che rispettino il creato e la natura umana. “Il clima è un bene comune, di tutti e per tutti. – scrive il Papa nella “Laudato sì” – Esso, a livello globale, è un sistema complesso in relazione con molte condizioni essenziali per la vita umana. (…) L’umanità è chiamata a prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita, di produzione e di consumo.”

Un messaggio che non può essere ricondotto a una semplice prospettiva ecologica, che pur costituisce una parte importante, ma che punta ad una integrale valorizzazione delle persone e dei beni della terra.

Una visione che è stata alla base dell’iniziativa “L’economia di Francesco” (con il duplice riferimento al Santo e al Papa appena scomparso), una Fondazione internazionale creata nel 2019 come comunità globale di giovani ricercatori, imprenditori e innovatori di oltre cento Paesi, impegnati a lavorare per “dare un’anima” all’economia; per immettervi i valori e la forza del bene comune, privilegiando le situazioni di sofferenza; “per dare al mondo la bella notizia che, ispirandosi al Vangelo, anche l’economia può cambiare in meglio”.

Il bene comune quindi non si ferma alle singole persone, ma la persona viene vista in relazione con altre persone perché il bene comune è il bene per tutti, nessuno escluso.

La testimonianza di Papa Francesco ha così confermato e rilanciato il forte ruolo di una Chiesa “esperta di umanità”, come la definì Paolo VI nella sua ancora attualissima enciclica “Populorum progressio”.