
Primavera, è tempo di Giro d’Italia: la “corsa rosa” scatterà venerdì prossimo, 9 maggio, dall’Albania, dove si svolgeranno le prime tre tappe prima dell’approdo sul suolo italico e dell’inizio della lenta risalita da Sud a Nord che contraddistingue questa edizione numero 108.
Il Giro d’Italia si è ormai da tempo rassegnato a una netta subalternità rispetto al Tour de France e deve invece guardarsi, e non da oggi, dall’insidia portata dalla Vuelta di Spagna che, di edizione in edizione, vede accrescere il suo appeal e, grazie anche al posizionamento nel calendario internazionale, è in grado di attrarre i molti, moltissimi delusi che hanno concluso con esiti insoddisfacenti il Tour de France.
La “corsa rosa” conserva comunque tutto il suo fascino, almeno per gli appassionati italiani, e non si può dire che le ultime edizioni siano state deludenti sul piano dello spettacolo. È vero, lo scorso anno il fenomeno Tadej Pogacar seminò letteralmente tutti gli avversari (alla fine 9’56” al secondo, Daniel Martinez, e 10’24” a Geraint Thomas, terzo classificato), grazie a un monologo ininterrotto; ma in precedenza i duelli erano stati decisamente più serrati e persino entusiasmanti: se guardiamo alle precedenti quattro edizioni, i distacchi sono stati alla fine sempre assai ridotti. Nel 2023 Roglic anticipò Thomas di soli 14” e Almeida fu terzo a 1’15”; nel 2022 il vincitore Hindley prevalse di 1’18” nei confronti di Carapaz e di 3’24” rispetto a Landa; nel 2021 Bernal la spuntò su Caruso per 1’29” lasciando Simon Yates terzo a 4’15”; infine, nel 2020 Geoghegam-Hart la spuntò su Hindley per 39” con Kelderman terzo a 1’29”.
Insomma, il famoso detto secondo il quale “la corsa la fanno i corridori” trova regolari conferme e non ci sono dubbi che anche quest’anno, in attesa del duello stellare tra Pogacar e Vingegaard sulle strade di Francia, il Giro d’Italia saprà attrarre e fors’anche entusiasmare, pur in assenza della “crema” del ciclismo internazionale, appunto lo sloveno e il danese.
Il campo dei partenti, sulla carta, non è poi così modesto. I favori del pronostico se li dividono lo sloveno Primoz Roglic, 36 anni il prossimo 29 ottobre, e lo spagnolo Juan Ayuso, 23 anni il 16 settembre. Sarà dunque, secondo le previsioni, un vero scontro intergenerazionale. Roglic, che indossa i colori della Red Bull-Bora-Hansgrohe, vanta un palmares di primissimo livello, con un Giro d’Italia e quattro edizioni della Vuelta di Spagna, oltre a svariate gare a tappe più brevi e a una Liegi-Bastogne-Liegi che certo non stona (al Tour de France, tra cadute e ritiri, ha collezionato solo sfortuna). Ayuso, che gareggia per la UAU Emirates, ha il carniere ancora semivuoto ma le sue qualità di corridore forte a cronometro e regolare e resistente in salita lo accreditano come possibile principale rivale per la maglia rosa; e comunque la sua vittoria alla recente Tirreno-Adriatico (lasciandosi alle spalle Ganna, Tiberi, Gee, Hindley, Pidcock, Landa, De la Cruz, Pello Bilbao e Cattaneo) e il secondo posto al Giro di Catalogna (alle spalle proprio di Roglic) lo indicano in forte crescita e in grado di contrastare l’avversario sloveno.
Antonio Tiberi, quinto al Giro d’Italia 2024, sogna il podio e forse, perché no?, anche un inserimento nella lotta per la maglia rosa; il corridore frusinate della Bahrain Victorious, 24 anni a giugno, è il classico uomo da gara a tappe e vuole finalmente cominciare a contare e… a vincere, visto che sin qui ha messo nel carniere solo il Giro del Lussemburgo e una tappa del Giro di Ungheria.
Ma ci sono tanti altri possibili pretendenti alle posizioni di vertice della classifica, tutti corridori dai trascorsi prestigiosi: parliamo dell’ecuadoriano Richard Carapaz, dei britannici Simon Yates e Thomas Pidcock, dei colombiani Egan Bernal e Daniel Martinez, dell’australiano Jai Hindley, dello spagnolo Mikel Landa. In particolare, vedremo se Martinez e Hindley correranno esclusivamente in appoggio al compagno di squadra Roglic o avranno un po’ di autonomia. Da valutare anche la brillante condizione dei due protagonisti del recente Tour des Alpes, il vincitore, l’australiano Michael Storer, e il secondo classificato, l’olandese Thymen Arensman.
Oltre ad Antonio Tiberi, tra gli italiani potrebbero dire cose interessanti Giulio Ciccone, brillantissimo secondo alla recente Liegi-Bastogne-Lie e il giovanissimo Davide Piganzoli (22 anni, gareggia per la Polti-VisitMalta di Ivan Basso e Alberto Contador).