Zic & Zac

ITALIANI STANCHI

MARCO ZACCHERA - 02/10/2026

Ogni settimana “Termometro Politico” fotografa il pensiero degli italiani su temi di attualità, e nel sondaggio pubblicato l’11 settembre il “focus” è stato la questione degli aiuti militari all’Ucraina. Continuando in una linea di tendenza che cresce lentamente ma continuamente di mese in mese, la maggioranza assoluta degli intervistati (2600 interviste realizzate con il metodo CAWI) conferma il proprio “no” ad aiuti militari a Kiev, con solo il 14,8% del campione che vorrebbe incrementare gli aiuti all’Ucraina e il 24% che ritiene si debba mantenere lo status quo, e quindi non aderire ai fondi europei SAFE per coprire altre spese militari.

Il sondaggio di Termometro Politico conferma i risultati di altri istituti demoscopici, sottolineando che questa problematica sta diventando addirittura una delle ragioni principali del voto a Roberto Vannacci.

È molto interessante vedere infatti come si spalmano i contrari agli aiuti a Kiev su tutto l’arco politico, scoprendo che il no è praticamente trasversale e che nella stessa area di governo il 50% degli elettori è comunque contrario a questo specifico punto della linea governativa. I dati incrociati – questa volta anche degli istituti Ipsos, Euroskopia e Ixè – sono molto simili, con il 75-82% degli elettori del M5S contrari agli aiuti militari e il 70-75% in AVS, percentuale che raggiunge l’85% per chi vota Vannacci. Scende al 58-63% tra gli elettori della Lega e al 45-48% tra quelli di FdI, con la punta più bassa che viene rilevata tra gli elettori di Forza Italia, che sono contrari agli aiuti militari solo per il 38-42% e quindi in maggioranza favorevoli.

Resta il mondo del PD, dove solo il 30-35% degli intervistati è contrario agli aiuti, percentuale che in Azione e Italia Viva tocca il minimo assoluto, tra il 20 e il 25%: elettori che in larga parte vorrebbero continuare ad aiutare Kiev militarmente, anzi aumentare questi aiuti. In sintesi, il 55,4% è quindi contrario a continuare gli aiuti militari; i favorevoli sono il 38,8%, concentrati maggiormente nell’area centrista e soprattutto di centro-sinistra.

Ne viene che lo scivolamento dei voti di elettori governativi verso Vannacci nasce proprio anche da questa tematica. Fossimo Giorgia Meloni, ragioneremmo molto su questi numeri (e probabilmente anche la premier lo sta facendo) perché – se da una parte continuità e coerenza sono virtù – dall’altra è evidente che, se più o meno la metà dei suoi elettori non condividono l’appoggio a Kiev, la sirena Vannacci continuerà ad attrarre consensi. Forse una mediazione, condizionando gli aiuti a maggiore trasparenza, verifiche e impegni concreti di Kiev per la pace, sarebbe la scelta più logica di un governo che deve prendere atto della “stanchezza” degli italiani verso Kiev.

Non è un caso che anche la fiducia nell’Europa sia in costante diminuzione e sia scesa globalmente intorno al 43%, e che Donald Trump rappresenti il più pericoloso responsabile delle guerre in atto (55,8%), perfino più di Vladimir Putin (40,6%) e di Benjamin Netanyahu (33,8%), in una domanda che ammetteva più risposte.

A sottolineare la potenza dei media, il problema “guerre” viene comunque valutato il più grave solo dal 38,2% degli italiani, mentre le questioni climatiche sono ora balzate al 45,3% (rispetto al 24,4% di aprile).

Fermiamoci con i numeri per qualche riflessione: innanzitutto, che le informazioni dei media sono quindi fondamentali, e lo si vede anche per la questione climatica; ma – e questo è veramente anomalo – il “rigetto” verso l’Ucraina di Volodymyr Zelensky avviene nonostante praticamente tutte le fonti giornalistiche siano a lui favorevoli e non siano certo schierate con Putin.

Logoramento dell’immagine, problemi di corruzione, stanchezza del conflitto: sta di fatto che questo è il “sentiment” complessivo, con una buona parte degli italiani che sostengono che per raggiungere la pace l’Ucraina dovrà comunque fare sacrifici territoriali e con l’80% che ritiene che la cosa più importante sia “comunque” raggiungere un cessate il fuoco subito, pur lasciando (60%) alla Russia i territori fino ad ora conquistati.

Dall’Ucraina alla Germania: come è vista AfD? Anche in Italia crescono non solo le motivazioni del voto per Vannacci, ma anche l’indice di “comprensione” verso l’AfD tedesca. E – questo è significativo – un partito simile, se in qualche modo si riproducesse qui da noi, soprattutto in senso anti-UE, anti-euro e anti-Schengen, avrebbe un potenziale di voto intorno al 10% (quindi più o meno come Vannacci), e questo perché è soprattutto l’uscita dall’euro a non convincere.

Piuttosto, ci sono opinioni molto diverse su “cosa” sia questo nuovo movimento tedesco.

L'”allarme democratico”, potentemente sottolineato dai media, coinvolge soprattutto gli elettori di sinistra, arrivando al 50% degli intervistati, ma il 40-45% degli elettori (gli altri si astengono) non esprime alcun timore verso questo partito, considerandolo comunque una formula di dissenso democratico. Legato al tema è, in conclusione, il giudizio sull’obiettività dei media: il 45-50% degli italiani ritiene che i nostri media siano sufficientemente obiettivi, ma praticamente altrettanti sono convinti del contrario: voi che ne dite? Resta un problema: chi stabilisce quando una notizia sia vera o falsa? Mi metto tra gli italiani scettici su quanto ci viene raccontato.