Cultura

PREGARE CAMMINANDO

DINO AZZALIN - 02/10/2026

Il cammino, quando è sincero, non è mai un semplice procedere nello spazio dei luoghi, ma un viaggio segreto verso la parte più profonda e autentica di se stessi, cioè quella che confina con lo spirito e l’Altissimo. Dopo lo splendido itinerario tra Assisi e Loreto, che mi ha svelato le meraviglie dell’Umbria e concesso il dono di ritrovare vecchie amicizie belfortesi come Roberto Doria e Davide Cadoni, il mio passo si è teso verso l’incredibile esperienza del Summer Camp di Ferentillo. Lì, grazie all’associazione Edvige 361, non ho scoperto soltanto l’arrampicata, il rafting e la grazia dello stare insieme; tra le valli del fiume Nera e la maestosità della Cascata delle Marmore, ho toccato con mano la creatività del gioco, custodita nel motto “gentilezza e buon esempio” della mitica Leg, con Niki presidente dell’associazione romana. Qui ho imparato ad abolire la parola “guerra” dal vocabolario.

A queste prime due tappe è seguita, naturale e necessaria, una terza esperienza, fiorita nell’ombra settembrina delle montagne prealpine, dove i boschi e il lago sembrano quasi storditi dal profumo intenso dell’Olea fragrans e avvolti dalla sacralità del percorso. Non c’è due senza tre: seguendo i miei compagni di camminata – a fianco di Roberto, mio compagno di classe delle elementari – ho deciso di intraprendere questa magnifica esperienza di casa nostra, battezzata “Cammino dei Monti e dei Laghi”. In questi sentieri si calpestano le orme antiche dei pellegrini, in un perfetto accordo tra arte, storia, fede e natura. A questa trama d’anima sento il bisogno di aggiungere la parola “poesia”, a me così cara e prossima.

In una splendida e limpida domenica di settembre, ho assaporato insieme il gusto e la fatica del viaggio – un’ascesi dolce, per me che sono ormai giunto a un’età “diversamente giovane” – tra una varietà di persone (dai 12 anni agli 83) tutte animate dallo stesso spirito di condivisione della bellezza. Ci siamo così raccolti, un manipolo di camminatori pronti all’ascolto, davanti alla chiesa di San Primo di Leggiuno. A guidarci, il presidente e gli animatori dell’associazione culturale Lezedunum, tra cui Luigi e Giulio Effigiati, che hanno coinvolto il geologo Davide Fantoni. Proprio in pieno bosco, lo studioso ci ha svelato il mistero invisibile dell’acqua: come la linfa del Lago Maggiore venga pompata verso l’acquedotto, filtrata, purificata e resa potabile attraverso una complessa e silenziosa architettura di tubi e trattamenti.

Giunto quest’anno alla sua tredicesima edizione, il Cammino si è snodato tra boschi di castagni e noci, tra i profumi pungenti delle erbe e dei fiori selvatici, fino a raggiungere il santuario dell’anima: l’Eremo di Santa Caterina del Sasso. Qui la Poesia della Bellezza paesaggistica si fa padrona assoluta del tempo. Arroccato su una stretta cengia rocciosa, strapiombante sulle acque profonde del Verbano nel comune di Leggiuno, l’eremo offre una vista che mozza il fiato e allarga il petto.

Proprio nell’anno in cui si ricordano gli ottocento anni della morte di San Francesco – di cui abbiamo ammirato un meraviglioso affresco che ne ritrae il volto – ci siamo soffermati in una preghiera silenziosa. Giulio ci ha rapiti con la storia del Beato Alberto Besozzi, il mercante che ideò l’eremo e diede inizio ai lavori, facendo costruire la cappella originaria alla fine del XII secolo come ex-voto per essere scampato a un naufragio, poi rimaneggiata tra il XV e il XVII secolo. Tra frati e fratesse che impartivano le benedizioni di rito, siamo rimasti incantati da una vera e propria magia: lo spettacolo naturale di Santa Caterina si è rivelato a noi come un bacio appassionato tra gli occhi, l’acqua e il cielo.

Dopo un piacevole caffè all’uscita dell’ascensore, sul piazzale, abbiamo ripreso il cammino tra Arolo e Monvalle. Il geologo Fantoni ci ha istruiti sul celebre “Sasso Moro”, un masso erratico dalle caratteristiche uniche, la cui fama è tale da aver identificato e battezzato il luogo stesso. E lungo la via non poteva che risuonare lo spirito di San Francesco, colui che fece del cammino una via mistica e spoglia verso Dio. Così Davide, tra echi di crociate e privazioni corporali, ci ha fatto conoscere alcuni aspetti a me sconosciuti del santo frate di Assisi.

Proseguendo verso Monvalle, di scoperta in scoperta di luoghi mai visti, il passo si è fatto più grave e riflessivo davanti al cimitero dove riposano i resti mortali di Eugenio Cefis, potente presidente della Montedison negli anni ’70, figura al centro di vicende romanzesche e controverse, fatte di intrighi politici e trame industriali del Novecento. Da lì, ci siamo diretti all’oratorio di Monvalle, dove ad accoglierci c’era un ristoro semplice e genuino preparato dai volontari dell’associazione, che gode anche del patrocinio e del sostegno del Comune di Leggiuno. È qui che nel pomeriggio si è conclusa la camminata lunga una ventina di chilometri; un evento che da tredici edizioni promuove e valorizza la riscoperta sacra del nostro territorio.

Camminare, sì, ma non solo. È una fatica meravigliosa, un’intensa riflessione, una relazione pura e profonda con la Natura, che si manifesta come lo specchio del divino sulla terra. Passo dopo passo, la terra ci insegna a vivere attraverso la verde cattedrale dei boschi, il luccichio mutevole del lago e la dolcezza del paesaggio lombardo. In questo andare, l’individualità si scioglie per tornare finalmente a essere quel “noi” fatto di incontri e condivisione. Di rispetto, di difesa e d’amore verso la natura. E dopo aver avvertito la frescura del corpo, quasi come dopo un bagno ristoratore, si ritrova uno spazio immenso dentro di sé. Si scopre così la vera, misteriosa essenza del cammino: perché stare insieme, in silenzio, è la forma più alta di preghiera e di pace. Eccola immortalata da un semplice click fotografico, un tentativo certo, quello di chi sa vedere bene oltre l’obiettivo.