Pope Corner

SORPRESA A PARIGI

PAOLO COSTA - 02/10/2026

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Eravamo abituati, se non addirittura assuefatti, a vedere una Parigi periodicamente devastata da manifestazioni caratterizzate da una violenza cieca, cifra di una società divisa, arrabbiata, disperata. Stavolta, in un week end come tanti altri di fine autunno, è accaduto qualcosa di sorprendentemente diverso e inatteso. Leone XIV ha infatti richiamato folle immense dedite alla preghiera, marciapiedi trasformati in confessionali, volti raggianti, cori ordinati e armoniosi. Le immagini consegnate alla memoria e alla storia sono tantissime: la commozione del Papa, uno spettacolo grandioso e affascinante con la teoria dei santi francesi inscenato allo stadio di Saint-Denis, i racconti estasiati di fedeli e persino di persone non credenti. Non c’è esagerazione nel racconto. Prima attraverso i social (che Dio li benedica, almeno quando non fanno danni) e poi sempre di più su tv e giornali, che hanno man mano allargato lo spazio riservato al viaggio apostolico (convinti dal successo dei numeri), tutti abbiamo potuto renderci conto che in Francia, a Parigi, a Lourdes e a Metz, si è manifestato un popolo unito, gioioso, in prevalenza giovane.

La sorpresa è stata enorme e l’eco si è sparsa per il mondo. E se gli stessi organizzatori dell’agenda papale hanno potuto constatare il verificarsi di qualcosa che è andato oltre le previsioni, osservatori laici – da segnalare gli editoriali di Le Figaro – hanno voluto sottolineare la grande novità di quanto si stava verificando. Da considerare anche, e non si è trattato di un aspetto secondario, la decisione del presidente Macron di partecipare alla Messa conclusiva modificando una sua decisione iniziale. Insomma, la meraviglia degli stessi credenti ha fatto il paio con lo stupore di molti non credenti, apparso simile a quello dell’Innominato di manzoniana memoria nella notte della conversione mentre, osservando gruppi di fedeli col vestito della festa, si chiedeva: “Che allegria c’è? Cos’hanno di bello tutti costoro?”.

Ma il bello di tutta questa vicenda è che al Papa non interessa il ruolo della rock star, la sua preoccupazione è indirizzata verso i cuori delle singole persone. Durante il viaggio di andata ha spiegato così ai giornalisti il senso della sua missione: “Questo viaggio verte su una serie di temi molto importanti. Io prima di tutto mi reco in Francia, come in qualsiasi parte del mondo, in qualità di discepolo di Gesù Cristo, desideroso di proclamare la pace, la pace di Cristo in tutto il mondo”. “La pace – ha detto al Corpo diplomatico e alle autorità civili – non è un equilibrio di forze, ma si costruisce ogni giorno attraverso il dialogo e la giustizia. Vi esorto quindi a non rassegnarvi mai alla prospettiva di una guerra considerandola ‘inevitabile’, ma a promuovere senza sosta il dialogo e la diplomazia, al fine di preservare società pacifiche, rispettose della dignità e dei diritti della persona e dei popoli”.

Di Leone XIV affascinano la chiarezza dei concetti e la capacità di stabilire una profonda empatia verso chi incontra. Senza rinunciare a esporre una visione cristiana dell’uomo e della società nonostante oggi possa sembrare minoritaria. Di fronte al “laicista” Macron e ai politici europei ha ribadito che “non si può parlare dell’Europa senza menzionare il cristianesimo”, soffermandosi sul significato “autentico” di laicità. Ai cattolici ha rivolto l’invito “ad essere vigilanti, per difendere la libertà e il diritto della Chiesa a evangelizzare, a educare alla vera libertà e a praticare pubblicamente il culto, affinché, in modo visibile, la carità possa essere esercitata nel nome di Gesù Cristo”. Ha voluto incontrare i malati e ai giovani ha rivolto parole di speranza: “Non esiste fallimento dal quale Dio non possa sollevarci: la sua misericordia è la nostra gioia”. Sono stati quattro giorni intensi, con tanti incontri e alcuni interventi destinati a diventare pietre miliari del pontificato leonino, giorni già entrati nella Storia della Francia.