(S)Stando a un rilevamento effettuato da Sky Tg24, su cento persone che hanno votato No solo quattro lo hanno fatto perché contrarie alla separazione delle carriere dei magistrati, tutti gli altri invece per dare un segnale politico al governo.
(C)Ma il dato rilevato dal sondaggio, voglio sperare esagerato, merita una riflessione. Un saggio analista ha avanzato l’ipotesi, più che condivisibile e potentemente confermata da questo riscontro, che gli Italiani abbiano votato in base al contesto e non al testo.
(O) Ma forse è giusto così!
(C)Sì, o almeno in buona parte e quindi spesso, ma non sempre. Infatti non si può comprendere un testo se non si conosce il contesto, cioè l’orizzonte locale, temporale, sociale, linguistico in cui il testo è stato composto. È una regola della storiografia verificare gli antecedenti di un testo, per capirne le ragioni e, se caso, evidenziare le motivazioni non razionali o il pre-testo. Dovremmo applicare questo metodo non solo al caso-referendum, ma a tutti gli eventi importanti che ci toccano e sollecitano un giudizio, pur sapendo che spesso è solo il tempo che chiarisce le vere intenzioni e certifica se i risultati vi corrispondono o si rivelano inefficaci. Insisto nel dire che questo metodo non deve eliminare il valore del testo, ma chiarirlo. Nel caso del voto referendario ciò che si sostiene essere stato il contesto che ha condotto al No, mi sembra si sia allargato eccessivamente, sino a diventare un pre-testo.
(S)Che però ha avuto la sua efficacia, dando quindi ragione alla mia tesi, ricordate, non votare per protesta contro questo continuo scontro di pretesti, come li hai definiti, di posizioni inconciliabili per definizione. Ma se il tuo metodo era, forse, applicabile ad un testo specifico come quello referendario, cosa mi dici del giudizio quando riguarda temi ben più complessi e gravi, come le controversie internazionali o sociali che portano a guerre e a conflitti civili?
(C)Ho parlato degli antecedenti del testo, ma il lavoro dello storico, che prendo come esempio della formazione del giudizio attuale, comprende un’altra necessaria cautela: la considerazione della precomprensione, la necessità che il soggetto giudicante, se vuole essere obiettivo, tale è l’obbligo dello storico, un po’ (tanto) meno del politico, deve tener conto del lato soggettivo, cioè di se stesso, di quanto influiscano sul giudizio le proprie aspettative, perfino il vissuto antecedente. Se gli storici di solito non trascurano queste precauzioni, i politici normalmente le sovvertono e si appellano, specialmente in fase elettorale, più al sentimento e perfino all’inconscio che alle ragioni. Cercano di sedurre, più che di convincere.
(S) E vincono. In questo è stata molto più persuasiva la campagna referendaria del No, anche collegandola alle relazioni Meloni-Trump, alle manifestazioni Pro Pal o all’uso distorto dei tentativi di prevenire l’immigrazione clandestina.
(O)Cattiva consigliera è la paura: guardiamo anche il caso dell’accesso negato al cardinale Pizzaballa al Santo Sepolcro. Forse era solo la paura delle conseguenze di un incidente che lo coinvolgesse, ma occorre rilevare che il fatto concreto ha svelato, secondo una reciprocità rovesciata rispetto a quanto affermato da Costante, che contestare il fatto ne rende evidente il significato e talvolta induce alla correzione.
(C)Resta da capire se le scuse e le nuove disposizioni delle autorità israeliane sono sincere od opportunistiche. Ce lo rivelerà la storia, che ci rivelerà anche se le “dimissioni imposte” da Meloni apriranno una nuova fase di rapporto con l’opposizione o saranno solo di facciata; dall’altra parte se diventeranno effettive le nuove buone intenzioni della magistratura di non abbandonarsi a ritorsioni, di evitare di diventare corpo politico alternativo, di non fare diventare gruppi di potere le legittime correnti di pensiero interne al CSM.
(O)Ci vorrà coraggio, dire come farlo nel nostro piccolo d’individui è presunzione? Temo, ma oso, soprattutto per i giovani: studiare, impegnandosi personalmente nella conoscenza, non solo per mezzo dei social ma accettando la testimonianza di chi può avere maggiore conoscenza e che ci mette la faccia a proprio rischio. Anche se quella dei “costituzionalisti di sinistra” per il Sì non mi ha del tutto convinto, mi ha quasi commosso per quanto deve essere costata loro. Come pure i gesti di Pizzaballa: sia voler andare al Santo Sepolcro nonostante il pericolo, sia la serena dichiarazione che ha smontato il caso politico, riconoscendo buona fede e possibilità di dialogo alle autorità israeliane. Alla fine la soluzione è semplice: dare peso al con-testo, cioè non pretendere di giudicare da soli, ma riconoscendo l’aiuto a comprendere di chi è più autorevole, per non permettere che una suggestione diventi il pretesto per un errore.
(S)Sebastiano Conformi (C)Costante (O)Onirio Desti