Ambiente

IL GELSO ABBATTUTO

ARTURO BORTOLUZZI - 03/04/2026

Varese ha perso l’ennesimo albero. Questa volta si tratta di un gelso rigoglioso che viveva a Biumo Inferiore, in Largo Comolli. Non era un albero qualunque: era parte del paesaggio, della memoria e della quotidianità di chi abita il quartiere e di chi vi passava accanto. Un punto di riferimento silenzioso, capace di offrire ombra, bellezza e senso di appartenenza.

Eppure, quel gelso non c’è più. Non è stato abbattuto per motivi fitopatologici, certificati da un agronomo. No. La sua condanna è arrivata per ragioni progettuali: la realizzazione di una nuova rotonda lo avrebbe reso troppo vicino al cordolo, compromettendone le radici.

Ancora una volta – e non è solo un problema varesino, ma nazionale – si dimostra l’incapacità di progettare opere pubbliche che integrino e salvaguardino il patrimonio arboreo esistente. L’albero non viene considerato come un valore da preservare, ma come un ostacolo da rimuovere.

Eppure esistono alternative. Lo dimostra quanto accaduto a Canegrate, dove un progetto simile prevedeva l’abbattimento di otto tigli. Grazie all’intervento delle associazioni ambientaliste, tra cui Amici della Terra Varese e Legambiente Canegrate, si è riusciti a ridurre drasticamente il numero degli abbattimenti. Si poteva fare meglio, forse salvare tutto, ma si è comunque dimostrato che una diversa progettazione è possibile.

Nel caso di Largo Comolli, invece, non c’è stato spazio per il confronto. E questo è il punto più critico: la mancanza di dialogo e di una visione che riconosca agli alberi il loro valore di esseri viventi, fondamentali per la qualità dell’aria, per il clima urbano e per il benessere delle persone.

Considerare un albero come un semplice elemento sostituibile è un errore culturale prima ancora che tecnico. Non si può pensare di abbattere un essere vivente con la giustificazione che “ne pianteremo un altro”. Un albero adulto non è intercambiabile: ha una storia, una funzione ecologica e un ruolo che non possono essere replicati in tempi brevi.

Per questo non si può non criticare l’atteggiamento troppo sbrigativo degli uffici comunali preposti al verde pubblico. Non è la prima volta che accade: già in passato, sempre a Biumo Inferiore, era stata abbattuta una grande quercia, suscitando proteste rimaste inascoltate.

Serve un cambio di passo. Serve che le amministrazioni, presenti e future, assumano una responsabilità diversa, più consapevole. Gli alberi non sono arredi urbani, ma compagni di vita nelle nostre città. Difenderli significa difendere anche noi stessi.