Garibalderie

IL VERO PATRIOTTISMO

ROBERTO GERVASINI - 03/04/2026

Bossi Umberto è stato il più “barocco” tra i protagonisti della politica italiana dagli anni ’80 in avanti. Le simmetrie armoniche, politiche e pure giudiziarie, della prima repubblica sono state stravolte dall’ “uscita di regola” del Senatùr, come accaduto per l’arte di Bernini e Borromini. Uscita dalle regole col linguaggio, coi simboli, con le allegorie e con le bizzarrie: le ampolle del dio Po; la Lega lombarda e il prato di Pontida (Como, Pavia, Brescia, Lodi stavano col Barbarossa, contro Milano); Roma ladrona; la secessione inizialmente solo della Provincia di Varese, poi seguita da quella della Lombardia, poi di tutto il Nord escludendo però i Celti Boi dell’Emilia e Romagna, quelli sotto il divino Po.

Se Bossi Umberto fosse stato Futurista avrebbe chiesto la secessione del Nord dal sistema solare ma era, ahimè, solo barocco. I combattenti che stavano in arme sulla riva opposta dove Bossi pareva Attila, provarono a Varese il tiro di qualche freccia avvelenata quando il ministro della Repubblica italiana dichiarò di usare in bagno il Tricolore per pulirsi il deretano. Un secolo e mezzo prima, “delinquenti, avventurieri, terroristi” divennero -secondo il giudizio d’alcuni- migliaia di patrioti caduti tra il 1821 ed il 1860. Radetzsky, solo lui, ne fece impiccare un migliaio tra il 1848 e il 1849. Garibaldi veniva bollato come ladro di cavalli, poveretto. Nomea in parte rimasta, come affermò il Sindaco Attilio Fontana davanti ad Angelo Monti, Luigi Barion e chi scrive, mentre rifiutava, come Sindaco di tutti i varesini, la presidenza del Comitato per le celebrazioni del 26 maggio 1859. Garibaldi con la guerra navale corsara sul Rio della Plata aveva “rubato” tutta la Marina argentina ed ancor prima mezza Marina brasiliana.

Garibaldi divenne famoso per la guerra corsara lungo il Rio della Plata. Troppi leghisti non hanno mai letto una biografia scritta da storici, ricercatori come Denis Mac Smith, il più severo e critico, o quella di Giuseppe Guerzoni, sepolto a Varese. Battaglieri varesini, ci stringemmo a coorte, combattenti bosini, e nel 2009 la brigata garibaldina varesina organizzò la fantastica celebrazione dei 150 anni della Battaglia di Garibaldi, assente il Sindaco ma presente il ministro della Difesa della Repubblica. Rob de matt. Fu riaperta da Carlo Manzoni la sezione di Varese di AMI, associazione mazziniana che prese il nome di Giovanni Bertolè Viale, indimenticato mazziniano, docente al Liceo Cairoli. Quindi, grazie a Bossi Umberto, davvero, a Varese ci sono due associazioni risorgimentali, una di ispirazione liberale, cattolica e monarchica di cui è sovrano assoluto Luigi Barion; l’altra, d’ispirazione laica, mazziniana, repubblicana. Entrambe molto attive e dinamiche.

Varese è città “garibaldina” da un secolo ed è giusto qui ricordare qualche nome di varesini che si “strinsero a coorte” per liberare davvero la Lombardia e l’Italia dall’odiosa e opprimente dominazione austriaca. Francesco Daverio, ingegnere; Enrico Dandolo ed Emilio Morosini, entrambi caduti a Roma nel 1849, ventenni; Giuseppe Bolchini, avvocato e giornalista; Carlo Rainoldi avvocato e grande benefattore; Giulio Adamoli, senatore del Regno; Rinaldo Arconati, avvocato e Ugo Scuri, bustocco e sindaco di Varese, avvocato; Lucia Prinetti Adamoli ultima irriducibile mazziniana che accolse Garibaldi a Besozzo nella primavera del 1862 consegnandoli armi e soldi per la triste avventura in Aspromonte. Insomma i patrioti combattenti varesini sarebbero una bella brigata di “balabiòtt” o “gratacû”? Ma dai. Grazie comunque a Bossi, davvero, senza di lui non saremmo ancora qui ad “onorare” la nostra storia, i nostri eroi. Quindi: W l’Italia e il Tricolore!