
Difficile ma “politicamente vincente” (siamo a poco più di un anno dalle elezioni) pensare a Stefano Angei il “capo militare” leghista come a Giuseppe Garibaldi, a qualche commerciante della zona come le Camicie Rosse, e ad Andrea Civati, l’assessore Pd, come a Karl von Urban, il generale che guidava le truppe austriache nella zona tra Viale Belforte e Viale dei Mille, nel 1859. Ma il cannoneggiamento (allora dai giardini delle Ville Ponti: c’è ancora il tavolo di pietra) continua. Quello politico. E la battaglia oggi è in larga misura proprio su questo piano. Sotto tiro i progetti per la viabilità che gira attorno a Biumo e, dulcis in fundo, la pista ciclabile, anzi ciclopedonale, in corso di realizzazione. In breve: una bella (almeno dal punto di vista costruttivo) risposta in cerca di una domanda: quella degli effettivi utenti.
In attesa di nuovi sviluppi (anche il Consiglio d Zona è tornato a riunirsi), le cose vanno avanti. “I lavori? Quelli procedono naturalmente. Gli uffici tecnici stanno valutando le osservazioni pervenute” informa “von Civati”, che del resto ha anche qualche motivo in più, che a molti probabilmente sfugge, ma fa la differenza. Il piano di interventi sulla zona – che per inciso, come ai tempi della battaglia garibaldina – riguarda proprio la direttrice di Como, è per larga misura (non tutto, per il vero) interessato dal PNRR, in altre parole si tratta di fondi Eu. Che hanno un difetto: devono essere legati a tempi certi di realizzazione.

Ormai i mesi a disposizione sono pochi. Se le opere non dovessero essere finalizzate, il rischio concreto è di consistenti richieste di risarcimento, che riguarderebbero tutto l’intervento complessivo. Ovvero non solo della parte non realizzata. E poiché, in consiglio Comunale, si è appena finito di tirare schioppettate sull’uso del termine dispregiativo “buco” invece del più asettico “disavanzo” a proposito dei conti dell’amministrazione precedente, nel caso ci fossero richieste risarcitorie, probabilmente milionarie, altro che cannoneggiamento…
Il tema riguarda anche la viabilità complessiva, a partire dalla via Ledro: e siccome tutto va a cascata, in funzione di come è organizzata questa strada (con relativa svolta a sinistra sul viale Belforte), devono essere riorganizzate le altre (le vie Carcano, Adamoli, Milano). La ciclabile, è vero, “ruba spazio”, analogamente a quanto sin qui è avvenuto per la corsia riservata ai bus, ben poco utilizzata. Tuttavia dire che a Varese si va poco in bici, riporta al tema dell’uovo e della gallina: senza percorsi protetti e

stalli di posteggio efficienti e anti rapina, chi si azzarda? Città come Mendrisio o Chiasso non hanno meno saliscendi, eppure le bici ci sono, eccome: provare ad andare verso le rispettive stazioni ferroviarie, dove troverete addirittura stalli “a due piani” per le biciclette. Senza contare l’effetto della progressiva diffusione delle biciclette a pedalata assistita, che promettono di rivoluzionare l’impiego.
Se si contano i mesi, in compenso non sono mancati gli anni. Tanta virulenza nell’attacco all’intervento viabilistico sarebbe stata forse risparmiata se ci si fosse accorti che della sistemazione della zona si parlava già in consiglio comunale un lustro va. Dov’erano allora i critici?
Quanto al viale Belforte, finora è passato di tutto. Corsie ciclabili che, poiché non protette, diventavano area di sosta sono state sin qui la norma, a volte (esempio: in vicinanza di incroci) con disagio per lo stesso traffico veicolare. La strada è attraversata da una decina o quasi di attraversamenti ciclopedonali, che sono del tutto fuori norma perché il codice della strada li prevede solo come “intersezione”, cioè di continuazione di corsie che vadano da una parte all’altra della strada (tanto che in alcuni comuni sono realizzate delle prosecuzioni brevissime sulle strade traverse, per poter giustificare l’attraversamento), che a Varese non ci sono. Anche con conseguenze possibili sul piano assicurativo. Insomma, una vicenda che avrebbe potuto essere chiarita meglio, anche sapendo che i percorsi ciclabili spesso sono parte integrante di reti più estese.
Tuttavia, qualcosa può essere attribuito all’Amministrazione: una scarsa attenzione alla comunicazione preventiva. Pochi sono stati gli esempi virtuosi: con la realizzazione degli svincoli (due rotatorie) di via Gasparotto in zona Esselunga, un mega cartello (per il vero un po’ troppo da tavolo tecnico) illustrava almeno il progetto. In questo e altri casi (si pensi anche all’ex caserma …Sempre di Garibaldi si tratta), vige il silenzio.

Insomma, piccole cose (come investimento) ma significative (in compenso in zona Bustecche giacciono ancora cartelli (gialli, per chi li dovesse ora individuare) di “Deviazione” per lavori condotti sul viale Borri anni addietro. Abbiamo già scritto che probabilmente gli uffici tecnici comunali rischiano il “burn-out”, insomma il surriscaldamento perché se si sommano incombenze come un piano di opere straordinarie (area stazioni, ex Caserma tra questi), i lavori (un centinaio di milioni di euro) ex PNRR, e poi anche il PGT, le risorse sono evidentemente stirate.
Qualcosa si poteva fare con un po’ di capacità previsionale. Un segnale anche per la maggioranza: a onta delle grandi opere, si rischia di… scivolare per strada sulle bucce di banana. Per il resto, a questo punto, se è difficile tornare eventualmente indietro, ci sia almeno l’impegno a condividere i dati (per esempio quelli sui flussi di traffico, magari anche quello ciclistico), visto che le indagini sono state fatte, e a informare meglio l’utenza. Che è “anche” ma non solo quella del quartiere. E magari, una volta assestato il traffico, poter fare una valutazione. Che interessa tutta la città.