Cultura

UNO SPIRAGLIO

GIOIA GENTILE - 03/04/2026

“Ma tu, se un libro non ti piace, lo abbandoni o lo leggi lo stesso fino in fondo?”. Spesso mi sono sentita rivolgere questa domanda e, ad esser sincera, me la sono rivolta anch’io quando una lettura mi annoiava. La risposta è sempre stata sofferta: lo lascio? E se la parte più interessante viene dopo? E se invece utilizzassi il tempo per letture migliori? In ogni caso mi sentivo in colpa.

Considero i libri come amici disponibili in ogni momento a darmi una mano: conforto, consiglio, distrazione, allegria, riflessione, apertura di orizzonti imprevisti. E mentre un amico mi sta parlando posso smettere di ascoltarlo? Se è noioso, ripetitivo o si esprime in modo involuto potrei mai interromperlo: scusa, devo parlare con un altro? Poi mi dico: vabbè, ma tanto lui non lo sa, il libro, che lo stai lasciando, mica si offende.

Ovviamente non è alla permalosità del libro che penso, ma a ciò che mi verrebbe a mancare; fosse anche un dettaglio insignificante, sarebbe sempre qualcosa di cui mi sarei privata e che non mi parlerebbe più: un’emozione, un’immagine, un’intuizione, un pensiero che avrei deliberatamente rifiutato di incontrare.

Certo, si potrebbe sempre provare a saltare qualche pagina per cercarne di più stimolanti, ma, non so perché, è una tecnica che non mi è mai piaciuta: ho sempre il sospetto che proprio nelle pagine evitate si nasconda la cifra di tutto. Come se l’autore avesse voluto giocare a nasconderla per vedere se avrei resistito fino a trovarla e a quel punto potesse dire: lo sapevo, non ce l’hai fatta. In fondo è anche una sfida, soprattutto con me stessa.

Queste sono le risposte che mi sono data fino a qualche anno fa, quando decidevo di leggere un libro fino in fondo, anche soffrendo. Poi sono diventata più pragmatica e mi sono chiesta: nella vita che hai ancora davanti – quanta nessuno può saperlo, ma alla tua età sicuramente poca – potresti mai leggere tutti i libri che ancora non hai letto, quelli già scritti e quelli che vengono quotidianamente pubblicati? Domanda retorica. E dunque che senso ha perdere il poco tempo che ti resta per letture che pensi non possano darti niente? Così non ho più remore, ormai: il libro che mi annoia o non mi piace o mi costringe a contorsioni mentali viene abbandonato. Alcuni, però, li tratto con maggiore riguardo: li accompagno alla porta, li faccio uscire, ma lascio aperto uno spiraglio.