
I vescovi fanno politica? E nel caso la risposta sia affermativa, guardano più a destra o più a sinistra? Il giochetto che riempiva le cronache dei giornali ai tempi di papa Francesco torna ad affacciarsi sulla stampa italiana che, a bocce ferme, passa al microscopio il risultato del referendum sulla fallita riforma della giustizia e si chiede: l’istituzione ecclesiastica strizzava l’occhio al Sì oppure al No? E come ha preso l’esito della consultazione? Il quotidiano “La Verità”, fondato e diretto da Maurizio Belpietro, non va per il sottile: “Sua eminenza Matteo Zuppi, cardinale di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, non si è certo contrito in un atto di dolore per l’esito elettorale. Molti vescovi e parroci hanno fatto campagna per il No”.
Il quotidiano del gruppo Angelucci “Libero”, diretto da Mario Sechi ex portavoce di Giorgia Meloni, gli dà man forte e pubblica il testo a dire poco acido di un lettore: “Mi sorprende il settarismo dell’insigne cardinale che, soddisfatto di avere raggiunto lo scopo con il No, ora invoca la pace con tutti. Forse le alte gerarchie della Cei rivogliono gustare i vecchi sapori del potere temporale”. Il giornale affonda il colpo in prima pagina: “Vescovi ignorati, il No non sfonda. A sorpresa, l’urna e la sacrestia non coincidono. Anzi, divergono. I flussi elettorali indicano che al referendum sulla giustizia, i cattolici hanno scelto per la gran parte di andare controtendenza. I praticanti assidui hanno votato sì per il 52,8%, i praticanti saltuari per il 54,6% e i non praticanti per il 50,9%”.
Il quotidiano dei vescovi “Avvenire” riporta tutti alla realtà: “Aprendo a Roma la sessione primaverile del Consiglio episcopale permanente, il cardinale Zuppi ha ricordato che la Chiesa non fa politica e che non deve essere tirata in ballo per i fini delle singole parti. Chi pensa di capire la Chiesa con misere letture politiche o le attribuisce intenzioni di parte, non la conosce – ha detto Zuppi – così come ignora la libertà di indicare l’unica parte che le interessa: la difesa della persona. Tenendo conto dell’equilibrio tra i poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che tutti devono preservare, ci auguriamo che i risultati del referendum sulla giustizia scelgano la via di un dialogo responsabile e costruttivo tra le forze sociali, culturali e le diverse parti politiche”.