Attualità

VARESE, CHE VOTO NEL ‘27

SANDRO FRIGERIO - 03/04/2026

Si può scrutare il futuro? Valgono qui i “fondi del caffè e i voli degli uccelli” per prevedere che cosa offrirà la politica locale? In concreto, i dati dell’ultimo referendum ci possono dire qualcosa? Almeno per quanto riguarda Varese, che insieme con Busto Arsizio e Gallarate andrà al voto nel 2027, la risposta è incerta, lo spoileriamo subito, ma con diversi gradi di prevedibilità tra i tre maggiori centri della provincia. E lo si vede anche dai ritardi, almeno rispetto alle intenzioni manifestate la scorsa estate, con cui le due principali coalizioni stanno cercando di individuare i candidati/e. Ultimo il ”rendez vous” elettorale del centro destra, convocato sabato scorso nonostante le tensioni di fine anno e oltre, proprio al teatro Santuccio, guarda caso davanti al Comune in questi anni palcoscenico dei diversi schieramenti.

Anche la rinuncia da parte di Matteo Bianchi, primo dei non eletti della sua lista, a subentrare a poco più un anno dalle elezioni comunali nel seggio resosi vacante con la scomparsa di Umberto Bossi può essere letto come una preferenza a restare con le mani libere per un’eventuale candidatura varesina da parte di un candidato considerato nella componente “moderata” della Lega, insomma un possibile federatore.

Il referendum sulla Giustizia è stato via via sempre più connotato da temi politici (la prospettiva di “subordinazione dei PM all’esecutivo”, “le sentenze e decisioni dei magistrati rossi che remano contro il governo”). Anche molte delle ultime improvvide dichiarazioni hanno dato il loro contributo. Così, pur considerando quel quinto circa di elettori di destra che avrebbe votato NO e quasi altrettanti della sinistra che avrebbero votato SI alla riforma (o si sono astenuti), parlare di prevalenza del “traino politico” non è improprio. il confronto con le elezioni a livello nazionale è giunto spontaneo, e utile per capire come si voterà.
Cominciamo con il dire che nella “Padania”, ha prevalso il Si, più vicino alle posizioni del centro-destra. La stessa cosa è avvenuta in Lombardia e in tutte le province della regione. Non è una sorpresa: alle ultime regionali, che prendiamo perché più recenti, il centrodestra ottenne il 54,7% in Lombardia (più la quota centrista della Moratti), in Piemonte il 56%, in Veneto così come in Friuli Venezia Giulia il 64%.

A Milano città nel voto referendario ha invece prevalso nettamente il No (circa 60%). Più in generale, la forbice Si/No si restringe o si allarga secondo alcuni criteri sufficientemente individuabili. Si restringe (cioè il Si prevale, ma meno) quanto più vicini si è all’area metropolitana. Altri due criteri importanti che premiano il No, pur tendenzialmente minoritario, sono l’età e il livello di istruzione, cioè la laurea. Non a caso, a Milano, ci sono più giovani e più laureati.

Aspetto collaterale, nella provincia è maggiore il vantaggio del Si rispetto ai capoluoghi. Controprova: in tutti i comuni i capoluoghi dove la percentuale dei laureati supera il 17,5 % ha prevalso il No. Con la sola eccezione di Varese, che ha un tasso di laureati medio (18,2%) e la forbice è stata tra le più basse. Lo stesso vale per l’età: la provincia di Sondrio è quella dove maggiore è la presenza degli ultra 65enni, probabilmente pensionati, con il 30,2% e nella stessa provincia si registra la percentuale più alta di si: il 58,5%.

Per quanto riguarda Varese (qui i dati in forma grafica interattiva del Ministero dell’Interno), la prima considerazione è proprio il divario tra capoluogo e provincia. Ricordiamo che è anche una delle province dove il capoluogo “pesa” di meno sul totale della popolazione (solo il 9%, 80 mila abitanti su 890 mila). Il Si ha prevalso a Varese col 52,8 %, il 52% a Gallarate, e ancora più (54%) a Busto Arsizio. Nel tre centri valgono considerazioni simili quanto al titolo di studio.

Ricordiamo che, sempre alle regionali, il centrodestra catturò il 57% in Provincia, il 56% a Varese, il 57% a Busto, il 58% a Gallarate e, con Letizia Moratti, poi confluita col resto del centrodestra, attorno al 10%.

Che cosa possiamo concludere con questi dati? Anche il referendum ha confermato un quadro complessivo, cioè che il voto conservatore (centrodestra e “Si”) è prevalente con la popolazione più anziana, mentre quello “riformista (centro sinistra e “No”) è maggiore nei centri urbani che in periferia. Volutamente abbiamo preso in considerazione nelle elezioni il voto regionale, non solo perché più recente delle comunali, ma perché meno influenzato da candidati locali, che “fanno la differenza”.

Da qui al 2027 si dovrà pertanto vedere quali saranno le aggregazioni, quanto le liste civiche saranno in grado di catalizzare consensi. Resta il fatto che mentre Busto Arsizio apparirebbe da queste valutazioni più stabilmente appannaggio della destra, Varese sarebbe nuovamente più incerta e “contendibile” dal centrosinistra. Con Gallarate in una posizione intermedia. E dove più ristretti sono i margini, più rilevante sarà trovare il candidato “giusto”, in grado di parlare ai diversi elettorati e di muovere le aggregazioni vincenti. Perché ciascuna di queste carte, da sola, potrebbe non bastare. A destra tanto quanto a sinistra.