Se non fossero arrivate le nubi provocate dai conflitti in Medio Oriente ci sarebbero state tutte le condizioni per nuovi successi dell’industria varesina. Dopo un 2025 da record in questa primavera si allungano le ombre sull’economia globale per effetto della guerra in Medio Oriente che sta provocando una crisi per petrolio e gas naturale sia sul fronte dei prezzi, sia per le difficoltà nei rifornimenti.
Lo scorso anno, infatti, le industrie varesine hanno fatto segnare risultati particolarmente positivi. Secondo i dati Istat elaborati da Confindustria Varese le esportazioni in valore hanno raggiunto i 14 miliardi di euro, in aumento del 21,7% sul 2024 (un dato che si confronta con un export italiano che si è fermato ad una crescita del 3,3%); anche le importazioni, fondamentali per un’industria di trasformazione come in larga parte quella varesina, pari a 9,5 miliardi di euro, sono cresciute del 7,8% sul base annua (a livello italiano l’import nello stesso periodo è cresciuto “solo” del 3,2%). Il saldo commerciale è così risultato positivo per 4,5 miliardi, in aumento del 68,2% rispetto al 2024.
Particolarmente interessante è osservare dove si sono indirizzate le esportazioni delle industrie varesine. Si può scoprire così che verso l’intera Europa l’incremento è stato del 6,3% con una classifica che vede in testa la Spagna (+16,3%), seguita dalla Polonia (+15,1%), e dal Belgio (+10,3%). Ma significative sono state anche le performance verso Paesi che sono stati spesso descritti in difficoltà. Verso la Germania l’export è cresciuto dell’8,5% (mantenendo con oltre 1,5 miliardi il primo posto in valore), verso la Francia del 5,0%, verso i Paesi Bassi del 4,0%.
Ma i risultati migliori sono stati conseguiti con l’export fuori dall’Europa che ha fatto segnare una crescita del 37%. Al primo posto gli Emirati Arabi Uniti, con un aumento del 125,1%, ma risultati degni di nota hanno riportato le esportazioni verso gli Stati Uniti (+46,9%), il Regno Unito (+17,0%) e la Svizzera (+11,7%). In calo, invece, le esportazioni verso la Cina (-8,8%).
Un’ultima osservazione riguarda i settori con l’exploit più forte: in prima fila la metalmeccanica (+56,4%) seguita dal chimico-farmaceutico (+12,4%) dal tessile-abbigliamento-pelletteria (+8,6%) e con una crescita del 6,4% da gomma e materie plastiche.
Molte luci quindi nel bilancio 2025 di un commercio estero varesino che in tutta evidenza ha saputo crescere nonostante le turbolenze determinate dalle incertezze sui dazi americani e dalle difficoltà dell’industria dell’auto tedesca nella incerta transizione verso l’elettrico. A questa analisi fanno tuttavia da contrappunto, come detto, le ombre che si sono allungate negli ultimi mesi, ombre che non potranno che determinare un rallentamento dell’economia globale con effetti sicuramente negativi anche se ancora difficilmente valutabili come portata.
L’industria varesina ha comunque dimostrato negli ultimi anni una marcata capacità di adattamento ai nuovi scenari puntando sulla qualità dei prodotti e sull’innovazione. E quindi si può essere realisticamente fiduciosi anche sul futuro.