Economia

20 MILIARDI IN FRIGORIFERO

GIANFRANCO FABI - 03/07/2026

Gli ultimi dati elaborati dalla Banca d’Italia sulle ricchezze dei varesini sono quanto meno disarmanti. Ci sono infatti 19,4 miliardi “liquidi” e questo dimostra che sono ancora molto elevati i patrimoni finanziari che vengono custoditi in frigorifero, cioè nei conti correnti presso le banche e la posta, conti correnti che non fruttano interessi nella maggior parte dei casi e con un potere d’acquisto corroso giorno dopo giorno dall’inflazione.

La quota di risparmio ferma in banca è progressivamente salita negli ultimi anni: dal 2011 ad oggi si è passati da 13,1 miliardi ai 19,4. Una crescita costante che ha avuto un’accelerazione negli anni del Covit, dove i consumi sono stati fortemente frenati, per poi crescere alla quota record di fine 2022 avvicinandosi a quota 20 miliardi. Nel 2023 i depositi sono calati del 3,8%, per poi riprendere la strada della crescita.

Se guardiamo ai dati pro capite in Lombardia, a fronte di una media regionale di 24.097 euro, Varese occupa “solo” il settimo posto con 21.946 euro, un livello più basso non solo di Milano (28.077) ma anche delle provincie vicine come Lecco (25.003 euro), Monza e Brianza (24.293) e Como (23.994). Non si tiene comunque conto che, in maniera del tutto legale, una parte dei capitali è depositata nelle vicine banche svizzere, soprattutto da parte dei non pochi frontalieri.

Questi dati peraltro non riguardano il complesso del patrimonio finanziario, ma solo i soldi collocati nei conti correnti. Non si tiene conto quindi degli altri, speriamo più diffusi, strumenti di risparmio come azioni, obbligazioni, titoli di Stato, fondi di investimento.

Sono dati che quindi dimostrano come ci sia ancora molto spazio per una serena educazione finanziaria. La liquidità in banca dovrebbe essere una somma che permetta una normale gestione delle spese domestiche: in pratica il necessario per coprire il periodo tra uno stipendio mensile (o una pensione) e l’altro più qualcosa per gli imprevisti. Per esempio: cinquemila euro (e non 20mila) dovrebbero essere più che sufficienti per una famiglia normale. Tenendo conto che anche gli investimenti in strumenti finanziari possono di norma essere liquidati (cioè trasformati in contanti) nel giro di pochi giorni in caso di necessità.

Tra i venti e i trenta mila euro procapite fermi in banca sono quindi una dimostrazione di come esista ancora molta diffidenza, e spesso ostilità, verso il sistema finanziario

Eppure l’educazione finanziaria dovrebbe essere un compagno di viaggio per ogni persona perché, come recita un vecchio aforisma “se noi non ci occupiamo di economia, comunque l’economia si occupa di noi”. Pochi o tanti che siano i soldi che maneggiamo sono comunque un valore che va difeso e utilizzato al meglio.

Ma nelle classifiche internazionale l’Italia è costantemente agli ultimi posti per livello di comprensione degli elementi fondamentali dell’economia e della finanza. I fattori alla base di questa realtà sono molti: c’è una popolazione in media più anziana, c’è un sistema di welfare sostanzialmente generoso, c’è una dimensione più limitata degli altri paesi dei mercati finanziari, c’è uno scarso interesse delle banche a “spingere” investimenti che potrebbero offrire rendimenti interessanti pur con qualche rischio.

Al di là dei soldi comunque è necessario valorizzare tutti quegli elementi che non sono misurabili con il metro delle monete, ma che costituiscono fattori indispensabili della vita quotidiana. La cultura, le relazioni, la cura, sono tutti elementi che hanno una forte valenza non solo economica, ma nella qualità della vita delle persone. E Varese, tenendo conto di questa qualità, non è messa male.