
Solo poche settimane fa, grande spazio sulle cronache locali per le polemiche legate al livello del Lago Maggiore. La possibilità che, all’inizio della primavera, la quota massima del lago passasse a 140 cm. rispetto ai 125/135 precedenti (misurati rispetto all’idrometro di Sesto Calende) è stata accompagnata da feroci polemiche per il rischio che decidendo così si “mangiassero le spiagge nei mesi estivi”. In prima fila molti amministratori locali, campeggiatori ed albergatori uniti contro la la gestione delle acque.
Il caldo di questi giorni ha fatto davvero “evaporare” le polemiche e messo tutti davanti alla realtà: non appena non piove e il consumo di acqua a valle del lago aumenta per gli usi umani ed agricoli, ecco che in pochi giorni il rischio di piena si dissolve ed anzi inizia una preoccupante crisi idrica che, stando alle previsioni stagionali, potrebbe diventare critica già questa estate.
Nella seconda metà di giugno il livello del lago è sceso infatti di circa 4 centimetri al giorno “bevendosi” quindi in poche ore la limitata maggior “riserva” primaverile.
Il risultato della siccità lo si vede subito: le tanto decantate spiagge che restano a secco sono spesso impraticabili per il cattivo odore delle alghe decomposte (particolarmente in alcuni luoghi balneabili pochi centimetri di acqua in meno lasciano esposti e a secco ampi spazi di fondo, un fenomeno che non avviene se l’abbassamento è più lento) e gli attracchi di natanti e battelli rischiano di non essere più disponibili.
La decisione di poter teoricamente elevare i livelli primaverili si è però dimostrata – come puntualmente avevamo scritto allora – la scelta più saggia e lungimirante vista la situazione alpina dove le riserve d’acqua invernali – per o più costituite dalla neve che si scioglie a primavera – sono ormai costantemente minori del passato e l’acqua trattenuta nel lago Maggiore si conferma ora essere un bene prezioso da centellinare con cura.
Una scelta giusta che piuttosto in qualche modo dovrebbe tener conto anche delle necessità delle località costiere prevedendo indennizzi mirati per esempio nella realizzazione di opere pubbliche che possano essere utili per tutti (penso ad una parte di finanziamento per completare le piste ciclabili lungo le coste) oltre alla necessità di considerare l’acqua un bene comunque prezioso da non sprecare.
Al di là di ogni polemica è allora necessario preservare i livelli del lago sia dalle piene ma anche dalle magre eccessive, anche perché si deve comunque permettere un deflusso minimo per garantire l’equilibrio vitale del fiume Ticino e del suo ecosistema, così come l’uso agricolo che rende l’acqua così preziosa.