(S)Che belle le polemiche! Sono il sale del giornalismo, il sugo della notizia, il godimento di chi le può guadare con distacco critico, non coinvolto. Mi piacciono soprattutto quelle politiche e in questa categoria quelle che riguardano le candidature apicali: presidenti e sindaci.
(O)Davvero? Non ti sembrano inutili, anzi dannose? Buona parte dei politologi pensano che le leggi elettorali che hanno personalizzato la politica, stimolando la trasformazione del confronto programmatico in polemica, facendo nascere i partiti-leader, a cominciare da Berlusconi per finire a Vannacci, abbiano espropriato i partiti della loro funzione di corpi intermedi, spalancando una via che ha portato al populismo. Dobbiamo trovare il modo di uscire da questo circolo vizioso
(C) Prendiamo come esempio Varese. La città dovrà affrontare un cambiamento obbligatorio di sindaco, causa impossibilità di terzo mandato. Innegabile che la prima legislatura fu favorita da un “salto della quaglia per Galimberti del gruppo Malerba–Campiotti-Airoldi, altrettanto indubbio che la conferma abbia mostrato un consolidamento, però piuttosto come desiderio di continuità amministrativa che come affermazione politica.
(S)Ecco la bellezza delle polemiche: in una recente intervista, Galimberti ripropone una continuità di metodo: “La coalizione che si prepara alle elezioni del 2027 va da Azione fino all’ambientalismo: tutti quei passaggi iniziati nel 2016 hanno avuto un’evoluzione che oggi si consolida”. È un ritorno dei partiti? Galimberti nega, la tranquillità del secondo mandato “è merito delle persone, non mio. Delle persone che fanno parte della coalizione sia della giunta che del consiglio e che hanno manifestato in questi anni grandissima responsabilità. Tutte hanno messo assolutamente in secondo piano gli aspetti di carattere partitico, nell’interesse della città.
(C)Ma Cecchi e Zanzi non erano espressione di partiti, portavano un’inquietudine di cultura civile prima che politica che collideva con la normalizzazione amministrativa, perfezionata nella seconda sindacatura, dove le civiche, da utili per il successo ma problematiche per la coalizione, ne diventarono l’asse portante raccogliendo complessivamente più voti del PD.
(S)L’elogio delle persone da parte di Galimberti potrebbe essere il segnale che il desiderio di continuità preluda alla presentazione di una ‘LISTA GALIMBERTI” senza Galimberti, con Perusin candidata sindaco?
(C)Io non lo posso sapere. Per la mia convinzione della necessità dei partiti come corpi intermedi e realtà permanenti di confronto, non mi piacerebbe. Sarebbe una scelta negativa anche nei confronti di una esigenza di ALTA POLITICA, quella di avere una visione che si alzi dall’amministrazione di un bilancio sempre più magro allo sviluppo di un territorio che comprende la provincia, la regione e la Svizzera. Dalla parte del PD mi piacerebbe che schierassero un pezzo grosso come Alfieri o persino un mostro sacro come Adamoli. A destra Pellicini si è speso per Luino, Marsico o Cattaneo potrebbero avere la visione ampia, non so se sufficiente carisma e il gradimento della Lega. Non c’è un giovane emergente, come Filippo Boscagli, vincitore a Lecco al fotofinish. L’incollocabile autocandidatura di Magrini potrebbe essere espressione di un centrismo che non c’è. C’è un generale che mi piace: Vincenzo Camporini, diplomato del liceo Ferraris, collaboratore di Calenda, peccato rubarlo ad un ruolo di Ministro.
(S) C’è poi il fattore economico da considerare. Secondo la Prealpina solo per candidarsi decentemente occorrono “100mila euro. A stare bassi. Previsioni iperboliche? Beh, la scorsa volta, il sindaco eletto, Davide Galimberti, dichiarò spese elettorali per circa 72mila euro dal momento dell’indizione dei comizi elettorali, quindi solo nei 45 giorni prima delle urne”. Dice anche “tra le forze di centrodestra tira aria di crisi di risorse” e aggiunge per par condicio che neppure il PD coprirebbe una parte consistente delle spese del candidato.
(C) Oggi costerà il doppio o il triplo, cari partiti, tornate a galla, metteteci la faccia e non pensate di candidare un qualsivoglia giovane ricco, perdente ancora prima di cominciare.
(O)Eh, ma non mi lasciate una speranza?
(S)Vorresti candidarti TU, Onirio? Non sarebbe una cattiva idea, un giovane sognatore ad occhi aperti, ecco quel che mancava da tempo in politica, uno che non s’impegna per farla pagare agli avversari, ma pensa davvero al futuro della sua città, che metta in campo un’appassionata e geniale incompetenza, ma che sappia parlare a quel 50% che non ha votato la scorsa volta e che non voterebbe domani.
(C)Risorse a parte, non saprei dirti a chi rivolgerti: a sinistra probabilmente dovresti concorrere alle primarie e ripetere il colpo di Galimberti nel 2016, il centro sta nella nebbia e non sa da che parte pendere, la destra litigherà fino al giorno delle liste. Però il mio voto lo avresti, anche senza partito: ONIRIO DESTI, SINDACO DEI MIEI SOGNI,
(S)Sebastiano Conformi (O) Onirio Desti (C) Costante