Opinioni

NECESSITÀ DELLA CACCIA

ROBI RONZA - 03/07/2026

Cinghiale in città, presenza ormai diffusa

La discussione in corso in Senato della legge-quadro sulla caccia sta diventando ancora una volta spunto per commenti stravaganti di personaggi contrari alla caccia in quanto tale che ne prendono spunto, spesso senza nemmeno aver letto il documento, semplicemente per manifestare quella loro contrarietà.

Oggi l’opinione pubblica è in larghissima parte composta di persone che non hanno alcuna esperienza diretta né alcuna specifica informazione sulla realtà concreta del rapporto tra uomo e fauna selvatica.

Meglio perciò avrebbe fatto il governo a far precedere l’esame della proposta di legge dalla pubblicazione di un suo «libro bianco» sul rapporto tra uomo e fauna selvatica, e più in genere sul ruolo dell’uomo nell’ambiente naturale, in cui tra l’altro è l’unica presenza consapevole. Un dibattito preliminare in Parlamento su un tale documento avrebbe aiutato sia i parlamentari che l’opinione pubblica a meglio comprendere la questione nel suo insieme di cui la caccia è soltanto un particolare.

A un governo come l’attuale, giunto al potere sulla base del consenso raccolto attorno a un progetto di profonda riforma generale delle istituzioni, converrebbe in genere non lasciarsi trascinare dall’opposizione in una continua sequenza di battaglie su questioni particolari bensì riportare sempre lo scontro al livello in cui le ragioni di fondo delle diverse scelte diventano evidenti. In questo caso al livello della realtà del mondo animale, e in particolare del mondo degli animali selvatici, che non è una sfera di relazioni pacifiche (con buona pace di chi amerebbe che così non fosse) bensì il campo di scontri continui, in cui i carnivori uccidono e sbranano gli erbivori, e gli stessi erbivori si disputano a viva forza i pascoli e le fonti.

Dove nella natura non è determinante la presenza dell’uomo, come tuttora in certe parti degli altri continenti, l’equilibrio della fauna selvatica nel suo insieme è l’esito della somma di queste aggressioni, in genere feroci. In Europa invece — dove da secoli non si aggirano più branchi di leoni e mandrie di bufali, cosa di cui tutti abbiamo motivo di essere ben lieti — al sommo della catena che assicura tale equilibrio c’è l’uomo e specificamente l’uomo cacciatore. In questa situazione, se l’uomo cessa di essere cacciatore, è l’intero equilibrio della fauna selvatica che viene meno con gravi conseguenze per l’ambiente e per la stessa biodiversità. Nel nostro Paese con l’attuale dilagare dei lupi, in alcune regioni anche degli orsi, e rispettivamente dei cinghiali e di ungulati divoratori di foglie e di germogli di alberi tali gravi conseguenze sono già evidenti.

È questo obiettivo stato di cose che il governo avrebbe fatto bene a spiegare in tutti i suoi aspetti in un «libro bianco» preliminare all’esame del progetto di legge sulla caccia. Ciò avrebbe a priori fatto giustizia di tutte le sciocchezze che al riguardo si leggono e si ascoltano in questi giorni a proposito della caccia e di questo progetto di legge.

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