La vicenda dei cedri secolari di una proprietà all’angolo tra viale Aguggiari e via Paravicini è diventata in pochi giorni uno dei temi ambientali più discussi a Varese. Da una parte la raccolta di oltre un migliaio di firme, la presa di posizione di Amici della Terra e di numerosi cittadini che chiedono una moratoria sugli abbattimenti degli alberi di maggior pregio; dall’altra il proprietario che spiega di aver autorizzato il taglio esclusivamente per ragioni di sicurezza.
Secondo lui le perizie agronomiche classificano due dei cedri in condizioni di elevata pericolosità e gli altri in una situazione comunque critica. Alberi alti circa trenta metri, cresciuti troppo vicini tra loro e con apparati radicali compromessi dalla presenza di strade, sottoservizi e urbanizzazione. «Non voglio avere nessuno sulla coscienza», ha dichiarato, sostenendo che la tutela della pubblica incolumità debba prevalere su ogni altra considerazione.
Una posizione comprensibile, perché nessuno può sottovalutare il rischio di cedimenti in un’area frequentata da automobilisti e pedoni.
Ma il dibattito non si esaurisce qui. Amici della Terra ricorda che Varese, negli ultimi anni, ha visto scomparire numerosi grandi alberi che hanno contribuito per decenni a definire l’identità della Città Giardino. Ogni abbattimento rappresenta una perdita difficilmente recuperabile: un albero secolare non è soltanto un elemento ornamentale, ma un’infrastruttura naturale che assorbe anidride carbonica, riduce le temperature estive, filtra gli inquinanti, ospita biodiversità e caratterizza il paesaggio urbano. Nessuna nuova piantumazione può sostituire in tempi brevi questi servizi ecosistemici.
Proprio per questo l’associazione ha chiesto al Comune una moratoria cautelativa sugli abbattimenti degli alberi di maggior pregio, maggiore trasparenza sulle autorizzazioni rilasciate e un confronto pubblico sul futuro del patrimonio arboreo cittadino.
Nel frattempo, alcuni arboricoltori hanno osservato che, nei casi di alberi monumentali o di particolare valore paesaggistico, le moderne tecniche di diagnostica consentono approfondimenti sempre più accurati. La domanda che molti cittadini pongono non è quindi se la sicurezza debba essere garantita — su questo non esistono dubbi — ma se siano state esplorate tutte le possibili soluzioni conservative prima di arrivare alla rimozione definitiva.
Il caso dei cedri di viale Aguggiari supera così il singolo episodio. Solleva una questione più ampia: quale modello di gestione del verde vuole adottare Varese? Una città che interviene al momento dell’emergenza o una città che pianifica nel tempo la cura dei propri grandi alberi, riducendo il rischio di arrivare a scelte irreversibili?
Essere davvero una “Città Giardino” significa probabilmente proprio questo: riuscire a conciliare sicurezza, rigore tecnico e tutela di un patrimonio naturale che rappresenta un bene collettivo e un’eredità per le generazioni future.