Ti mangio il cranio

VIVA NAPOLI

FLAVIO VANETTI - 03/07/2026

Una delle funicolari di Napoli

Il Conte Ugolino ha deciso di fare un salto al Sacro Monte per completare l’ambientamento in città e ha voluto provare la funicolare. Mal gliene incolse. È arrivato davanti al cartello degli orari estivi, validi dali’11 giugno, ed è rimasto sconfortato. Recita il proclama dei gestori, Atm e Verticab by Atm: “Il servizio è attivo con corse ogni 10 minuti nei seguenti orari. Lunedì: chiuso. Martedì-venerdì: dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17.10 (ndr: serve un’oretta per la pausa pranzo e per il ruttino, ci mancherebbe). Sabato, domenica e festivi: dalle 10 alle 18.10 (ndr 2: qui pranzo e rutto non sono previsti, perché, diamine, siamo nel week end). Il Conte dopo la depressione iniziale è stato colto dall’ira e dal desiderio di fare strage dei crani di tutti coloro che hanno a che fare con questo servizio (servizio? Semmai disservizio): Atm e soci in primis, ma anche questa giunta comunale che continua a fregarsene di sviluppare una politica sulla montagna (includendo in questo caso pure il versante del Campo dei Fiori, vivo solo per iniziative altrui: da quelli che vanno lassù a camminare o a pedalare, agli Alpini che a Ferragosto fanno la loro festa davanti al Grand Hotel, pulendo dove c’è da pulire, al Fai che di tanto in tanto rianima il suddetto ex albergo organizzando visite ed eventi per spiegare quanto diverso fosse il passo della Varese dell’era del Liberty e della Belle Époque). Il Conte è infine rimasto basito quando ha scoperto che nelle fasi di stop del trenino a fune ci si deve incastrare con il servizio dei minibus: per salire sulla montagna serve insomma azzeccare un Sudoku.

Ora, cari amministratori, cari signori di Atm e cotillons: con quale faccia spacciate “‘sta roba” per qualcosa di utile e di efficiente? Sono appena stato a Napoli, dove ho visto il magnifico funzionamento di quattro funicolari – al momento, in verità, tre su quattro perché una è in manutenzione straordinaria – e mi vengono gli stranguglioni a pensare com’è conciato un fiore all’occhiello della Varese che fu. Certo, la nostra funicolare (quando si potrà tornare a usare il plurale?) è decentrata rispetto alla città, cosa invece che non capita a Napoli, a Como e altrove. Però a inizio Novecento questo non era un problema. Si arrivava da Milano e si saliva sulla montagna in circa un paio d’ore, così raccontano le cronache: treno (a vapore, ma più rapido dei convogli elettrici di oggi), quindi tram e infine funicolare o per il Campo dei Fiori o per il Sacro Monte. Oggi nessuno riesce a mettere in piedi uno straccio di iniziativa coordinata per spiegare al turista, fin dal suo arrivo in città, che esiste la possibilità di arrivare al Sacro Monte in quel modo. E già che ci siamo, di aggiungere quello che può trovare. No, zero al quoto: non un cartello (a cominciare dalle stazioni), non una proposta, non una profonda azione di marketing per vendere la montagna. E poi quegli orari semplicemente ridicoli: siamo d’estate – in autunno, in inverno e in primavera lo “schedule” è perfino peggiore – e chiudiamo la funicolare per un giorno intero, per poi limitarla, al più tardi, all’ora in cui cenano le galline? Ma fateci il piacere… In questi giorni La Prealpina ha ospitato lo sfogo di alcuni turisti sul Sacro Monte “silente”, mentre sui social è apparsa una bellissima immagine del complesso Grand Hotel-stazione d’arrivo della funicolare 2-ristorante panoramico: una balconata ben fatta, ordinata, bellissima nell’impianto architettonica. Qualcosa dal fascino unico. Oggi, invece, da un lato il Sacro Monte tira avanti in qualche modo – non senza errori e scelte discutibili anche da parte di chi lì ha esercizi commerciali –, mentre sull’altro versante non c’è proprio verso che i proprietari del GH, la Regione e il Comune trovino modo di ridare vita a quello che la storia ci ha consegnato. Conte Ugolino, procedi.