
Lontani anni luce (e chilometri) dai vetri infranti alla stazione Centrale di Milano e dai sassi lanciati dagli estremisti contro la polizia, un pacifico popolo si è raccolto a Santa Maria in Trastevere per pregare per la pace a Gaza e per il rilascio degli ostaggi israeliani. Tredici movimenti cattolici hanno così raccolto l’invito di Papa Leone espresso anche all’Angelus di domenica 21 Settembre ad una unità di intenti tra diverse espressioni della Chiesa. Un invito che Prévost ribadirà l’11 Ottobre guidando personalmente in San Pietro la recita del Santo Rosario.
“Essere riuniti, con variegate espressioni e sensibilità, è un segnale potente che nessuno dovrebbe sottovalutare” ha commentato il cardinal Gualtiero Bassetti già presidente dei Vescovi italiani, aggiungendo “tutte e tutti siamo interpellati dall’obbligo di coscienza di non tradire mai la nostra umanità : ogni persona ha sempre una dignità inviolabile da rispettare e da custodire”.
Nel corso della veglia di preghiera a Santa Maria Maggiore è intervenuto il Patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa : “ Siamo affranti e profondamente feriti da quello che stiamo vivendo, dal clima di odio che ha creato questa violenza che a sua volta crea altro odio in un circolo vizioso che non si riesce a spezzare” ha detto, aggiungendo : “Abbiamo lasciato il campo a tanti estremisti dall’una e dall’altra parte. Vedo però anche tante persone miti : israeliani, palestinesi, ebrei, cristiani, musulmani che si mettono in gioco cercando la giustizia spesso pagando un elevato prezzo personale. Non è una questione di appartenenza ma di umanità”.
Parole che gettano una luce di speranza in un mondo che non si parla più, dove le fazioni si detestano e si disprezzano a vicenda, alimentando un clima di inaudita brutalità fisica e verbale.
Ne parlo con padre Giulio Albanese, giornalista, missionario, responsabile dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Roma. Nella sua parrocchia a due passi dai Fori, San Giuseppe dei Falegnami, ha organizzato una tre giorni di preghiera non stop 24 ore su 24 per la pace in Terra Santa. “C’è una sostanziale diversità tra una situazione complicata ed una complessa. La prima cerca solo una soluzione a breve termine, la seconda ha bisogno di continue analisi provvisorie e procede per tentativi. Non a caso Papa Francesco privilegiava i “processi” rispetto all’occupazione degli spazi. La complessità si nutre di ascolto e ha bisogno della acquisizione del maggior numero di dati possibili. È per sua natura nemica della polarizzazione ed è faticosa. Forse proprio per questo è una via che negli ultimi anni è stata abbandonata”.
Trovarsi un nemico da abbattere, rinchiudersi nella comfort zone delle proprie idee rifiutando a priori di metterle in discussione, falsificare palesemente la realtà pur di non dover cambiare opinione è diventato il credo contemporaneo. Non aiuta il linguaggio dei social che riduce tutte le questioni ad un ‘mi piace’ ‘non mi piace’. Per non parlare dei “talk” in televisione.
Oggi chi propone il dialogo, il confronto, l’esposizione delle idee nel rispetto del parere dell’altro, è visto non come una risorsa, ma come un ostacolo.
Così il cardinal Pizzaballa ha concluso la sua testimonianza a Santa Maria in Trastevere : “ Quando il linguaggio del potere si esaurirà, quando il castello della violenza crollerà, in quel momento noi cristiani dovremo essere pronti. Dovremo con la nostra testimonianza portare la forza della mitezza per ricostruire la convivenza. Perché tutti possano abitare nella bellezza e nell’amore la terra che Dio ci ha donato”.
Saremo all’altezza di questo compito ?