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CICLISMO SCUOLA DI VITA

CESARE CHIERICATI - 03/10/2025

Un mese fa, il 6 settembre scorso, si è congedato dalla vita Alfredo Ambrosetti, grande varesino fondatore nel 1975 del Forum internazionale di Cernobbio punto di incontro e dialogo tra economia, politica e cultura. Nei tanti racconti della sua vita è rimasta un po’ in ombra la passione per il ciclismo che aveva incrociato fin da bambino grazie al padre Antonio, animatore con Alfredo Binda del ciclismo varesino del ‘900. Quando ne aveva occasione, sottolineava sempre che pedalare vuol dire imparare la disciplina, il rispetto delle regole, la gestione degli sforzi e che solo impegno e dedizione propiziano i successi. Valori che testimonierà anche il secondo Binda Cycling Festival in corso in città con mostre, storie, incontri, libri e passioni.

 “Fui io a portare alla stampa l’ordine d’arrivo ufficiale della corsa”. Anche a distanza di alcuni decenni Alfredo Ambrosetti si illuminava nel ricordare le epiche giornate di fine agosto – inizio settembre 1951 – quando la Varese ciclistica coronò il sogno di ospitare i campionati mondiali di ciclismo su strada, dopo la cancellazione all’ultimo minuto dell’edizione del 1939. Alle 5,45 del 1° settembre era infatti scattata l’aggressione hitleriana alla Polonia decretando l’inizio della Seconda guerra mondiale.

Dodici anni più tardi la Città giardino ritrovava l’iride grazie al sodalizio tra il papà Antonio, Togn per gli amici varesini, e il campionissimo di Cittiglio Alfredo Binda. Insieme fondatori della Società ciclistica Binda (25 gennaio 1929) e inventori della Tre Valli Varesine. Per il figlio Alfredo – aveva appena vent’anni – papà Togn scelse il delicato ruolo di messaggero tra la giuria internazionale dei mondiali e i giornalisti approdati a Varese. “L’unica lacuna di quei mondiali – ribadiva ancora Alfredo – fu che non vinse un italiano “. Vinse lo svizzero Ferdy Kubler, un grande campione che era comunque amico della città giardino visto che il suo luogotenente, il ticinese di Stabio Emilio Croci Torti, per ben sette anni ebbe casa a Varese. Di quei giorni favolosi entrati ormai nella leggenda Alfredo custodiva una miriade di ricordi. Raccontava che il più vivo di tutti era legato alla sera della vigilia della gara dei professionisti (1° settembre 1951). “In automobile mio padre mi fece percorrere il circuito che era già affollato. Alle 21.30 – 22.00 la collinetta di Bedero appariva gremita come una tribuna dello stadio di San Siro”.

Gli spettatori presenti furono più di mezzo milione, un record rimasto imbattuto. I ricordi di quelle irripetibili giornate risvegliavano in lui la consapevolezza di quanto il mondo del ciclismo fosse stato educativo nella sua formazione. “Il ciclismo per me è stato una scuola di vita straordinaria perché ti metteva in contatto con ceti sociali diversissimi e ti obbligava a un grande rigore organizzativo, nelle competizioni niente può essere lasciato al caso”. Rammentava la cura, l’attenzione con cui sua madre preparava i sacchetti del rifornimento per i ragazzi della Binda. “Li vedo ancora quei sacchetti, pieni di cose buone, sui tavoli in attesa di essere consegnati ai corridori”.

Il rito si consumava nella casa officina di via Broggi, di fronte all’attuale ristorante Bologna, dove al piano terra aveva sede il garage Ambrosetti mentre le abitazioni erano ai piani superiori. Sottolineava Alfredo come nella sua famiglia l’autorimessa e il ciclismo fossero integrati e avessero lo stesso peso relativo. “Per queste ragioni vincevamo quantità incredibili di corse”. Ammetteva però che la borsa di studio, ottenuta nel ’59 – ’60 negli Stati Uniti, lo aveva aiutato a disincagliarsi dagli impegni nel ciclismo che sottolineava “mi assorbivano al punto da risultare incompatibili con quelli professionali che avrei avuto in seguito”.

In realtà la passione per le due ruote in lui non conobbe mai flessioni. Nel 2008 quando i mondiali di ciclismo ritrovarono la strada delle Prealpi, ebbe un ruolo decisivo nel far prevalere la candidatura di Varese su quella toscana di Lucca e su quella olandese della titolatissima Valkenburg.