Ambiente

CLIMA? VARESE VINCE LA SFIDA

SANDRO FRIGERIO - 03/10/2025

E se più degli incentivi economici contassero quelli “ambientali”? Negli stessi giorni in cui la Camera di Commercio da’ per prima sostanza alle parole, introducendo un bonus di 2000 euro per tre anni (contributo lodevole ma modesto: pari al premio annuale riconosciuto ai dipendenti delle Poste) a chi, dipendente di aziende private, decide di trasferirsi in provincia di Varese, il Corriere della Sera insieme con “Il Meteo” pubblica la sua indagine per i 2025 sulla “vivibilità climatica dei capoluoghi italiani” dalla quale emerge un posizionamento non da primato ma comunque positivo per Varese.

La città è in 36a, non ai vertici ma almeno in posizione di netto vantaggio rispetto ai capoluoghi delle province circostanti. Benchè i parametri sui cui viene fatta la valutazione (una dozzina) siano più o meno gli stessi, il risultato è ben più favorevole di quella del Sole 24 Ore di alcuni mesi prima, quando Varese figurava solo al 73 esimo posto. Una differenza che si spiega in parte con le parole di Paolo Valisa, dell’Osservatorio Geofisico Prealpino: “Molto dipende dai criteri e quindi dai pesi che vengono attribuiti ad alcune caratteristiche, in un Italia che comunque appare spaccata in due, anche come alternanza delle stagioni”. In altre parole: meglio la “mediocrità” di un clima non troppo caldo e non troppo freddo o meglio un alto numero di gioi soleggiati ma al prezzo di una maggiore afosità?

Varese vince il confronto climatico con i capoluoghi circostanti, ma la provincia presenta forti differenze (fonte: Corriere della Sera – Il Meteo)

Nella classifica del Corriere, se Varese è al 38esimo posto, città vicine sono ben più indietro: Como è al 56esimo, Milano al 91esimo, Verbania al 55 esimo, Lecco al 53esimo, Monza al 77esimo. Tra le province lombarde, tutte sono più indietro di Varese, con l’eccezione di Bergamo (29a). Regola generale: se nel complesso nazionale prevalgono le città di mare (ai primi tre posti sono Cagliari, Napoli, Salerno) i grandi laghi con il loro elevato tasso di umidità non appaiono molto brillanti (vedi Como, Lecco, Verbania), soprattutto per il numero dei giorni di nebbia (valori simili invece per piovosità, siccità, giornate torride).

Diciamolo subito: l’indice (relativamente) favorevole nasce da un parametro non necessariamente troppo gradito: la città primeggia in Italia, così come nelle rilevazioni 24 Ore, per “Giorni di Pioggia” e “piogge Intense” (1° posto”) e per “Nuvolosità”, (2° posto subito dopo Sondrio), senza entrare nelle top 5 per “Eventi estremi” (dove figura invece Lecco. E siamo praticamente gli ultimi per giorni di “Caldo Africano”, con zero giornate.

Morale, come si diceva già nel secolo scorso con un po’ di sarcasmo “ogni tanto c’è il sole”, ma abbiamo un sesto delle “notti tropicali” e “giorni africani” in meno rispetto a Como, idem per Milano. In tempi di grande caldo, siamo mediamente messi “meno peggio”.

Ne è convinto anche Mauro Vitiello, il presidente camerale che ha fatto rumore per il programma “vieni a vivere a Varese”. “Sicuramente il clima della provincia di Varese è più favorevole di quello di alcune grandi città vicino a noi. Godiamo di una discreta altitudine, di molto verde e sicuramente di insediamenti urbani meno intensi, anche se tanto ritengo lo facciano le nostre Prealpi”.

È vero – concede Vitiello – piove molto, ma forse, quando non ne derivano disastri, questo concorre alla qualità dell’aria, e, come constato personalmente, tra Milano a Varese ci sono mediamente 4 gradi di differenza, basta superare Castronno e vediamo il termometro scendere. Un plus non da poco per molti e per il territorio. D’altra parte quanti vanno in montagna per fuggire il caldo torrido e quanti al mare alle ricerca di aria più pulita?”

Insomma, prende corpo l’idea che se Milano ha prezzi sempre più insostenibili e l’hinterland cresce di conseguenza, allungare la strada di 15-20 minuti può essere una risposta vincente sotto il profilo economico (costo degli immobili e degli affitti) e dell’ambiente. Tutto ciò con due vincoli: il primo è quello della divisione della provincia, tra un sud “milanese” e un nord “prealpino” dove la piovosità può essere anche doppia nel corso dell’anno, e quello dei servizi e collegamenti.

Non si può trascurare a questo riguardo il policentrismo – record in campo nazionale – della provincia di Varese. Il capoluogo non è la città più popolosa (Busto Arsizio l’ha superata da 15 anni) e ha meno del 9% della popolazione della provincia (circa 80 mila su 890 mila), contro valori compresi tra l’11% e il 15% delle altre province lombarde, e valori molto più alti per Milano.

Risultato, Varese rischia un sotto-investimento.