Nello scorso mese di settembre l’Ordine dei Medici di Varese ha organizzato una mattinata in memoria di Willem Einthoven lo scopritore dell’elettrocardiogramma in occasione del centenario del suo Nobel (1924).
Evento perfettamente riuscito in un intelligente mix di scienza e conoscenza con la partecipazione non solo di medici di fama ma anche di cultori di altre discipline come arte, letteratura e religione.
Tanto da imparare sotto molteplici aspetti ma soprattutto momento ideale per capire quando l’ingegno dell’uomo possa arrivare a scoperte mirabolanti che di fatto cambiano il corso della vita dell’umanità intera.
Prima di tutto vale la pena di ricordare che i mezzi diagnostici ora a disposizione della medicina e che noi diamo come scontati, ovvi e disponibili per tutti, sono nella storia dell’uomo relativamente recenti.
Quello dell’elettrocardiogramma, esame base per la valutazione della condizione di un organo fondamentale per la vita come il cuore, è un esempio molto chiaro e semplice.
Oggi non si può immaginare di avvicinarsi ad una valutazione della funzionalità del cuore o ad una analisi di una sua sospetta patologia senza avere a disposizione un ecg che è un esame di elementare esecuzione (ma di complessa lettura ed interpretazione), non invasivo e relativamente poco costoso.
Ma solo 100 anni fa questo non era fattibile e diverse valutazioni quantitative e qualitative del funzionamento dell’organismo umano non erano possibili.
Per fortuna dell’umanità Einthoven dopo essersi avvicinato come fisiologo alla vista ed alla respirazione, fu affascinato dagli studi di suo fratellastro Willem de Vogel che si era interessato dell’azione delle correnti elettriche su animali (rane, coniglie, cani eccetera) e incominciò ad orientare il suo interesse verso l’elettrofisiologia e in particolare quella del cuore.
Intraprendendo questo cammino migliorò i sistemi di rilevazione delle correnti elettriche e standardizzò la terminologia da utilizzare nell’elettrocardiogramma in modo da renderla comune e confrontabile.
Fino ad arrivare alla svolta decisiva quando spiegò con una semplice rappresentazione diventata nota come il triangolo di Einthoven le basi fisiologiche di questo esame.
Nel 1912 uscì un suo articolo dal titolo ‘sulla spiegazione dell’elettrocardiogramma’ che sancì definitivamente l’importanza pratica dell’utilizzo di questo mezzo di valutazione dell’attività del cuore.
Nel 1924 per questa scoperta fu insignito del Premio Nobel per la medicina e tre soli anni dopo morì per un tumore.
Lasciò all’umanità la straordinaria scoperta sulla quale fino ad oggi i medici hanno potuto contare per analizzare la funzionalità del cuore. Organo principe nel quale arte, letteratura ed anche religione hanno posto il centro di amore, tenacia, forza e tante altre caratteristiche dell’essere umano ma che nella realtà è una macchina meccanica meravigliosa mossa dall’energia elettrica che esso stesso produce.
Poter rilevare velocità, percorso, andamento ed altre caratteristiche fisiche di questa energia senza essere invasivi per il nostro organismo ma applicando dei semplici rilevatori sulla nostra pelle (elettrodi), ha permesso di salvare, curare e migliorare la vita di milioni di esseri umani.