Società

FRANCESCO, IL MEGLIO

RENATA BALLERIO - 03/10/2025

Questi nostri tempi hanno ancora – e sempre di più – bisogno del messaggio di San Francesco. Ce lo ha ricordato la Legge 24 del 2005 che aveva definito il 4 ottobre “giornata della pace, della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse”. Ce lo ha detto dieci anni fa papa Bergoglio, il primo papa di nome Francesco, con la lettera enciclica Laudato si’ sulla cura della casa comune. Quasi tappe preparatorie a questo 4 ottobre che ci porta già dentro allo spirito delle riflessioni che punteggeranno tutto il 2026 in cui si celebreranno gli ottocento anni dallo morte del santo. Certamente per un risveglio della coscienza collettiva non basta una legge come quella con la quale la Camera dei Deputati ha approvato il ripristino dall’anno prossimo della festa nazionale del 4 ottobre, fissata da una Legge del 1949 e soppressa nel 1977.

Solo a titolo informativo la nuova Legge, alla quale manca l’approvazione definitiva del Senato, è stata approvata con 246 voti a favore, 8 astenuti e due contrari. Assenti- per motivi vari-144 onorevoli. E non basteranno neppure i vari libri che si stanno già pubblicando dedicati al patrono d’Italia, uno dei più popolari fra i santi della chiesa cattolica, come Il Folle di Dio di Vittorino Andreoli. Da metà settembre, quasi in contemporanea, nelle librerie si trovano due testi che sicuramente incuriosiscono il lettore laico e che faranno discutere: un derby tra il San Francesco di Alessandro Barbero per gli Editori Laterza e Francesco, il primo italiano scritto da Aldo Cazzullo e edito da HarperCollins Italia. Match editoriale tra i due autori, colti, coinvolgenti divulgatori e molto noti, che propongono un approccio decisamente diverso. “Avvenire” ha dedicato a cura di Franco Cardini un’intera pagina di commento.

È stimolante leggere entrambi i libri e considerarli come un bel dittico. Insomma complementari e utili a rispondere alla domanda: chi era davvero Francesco? I due poderosi saggi, rigorosi ma intriganti anche dal punto di vista narrativo, meriterebbero una recensione specifica ma il confronto è indispensabile. Barbero – come si legge in copertina- “ci porta dentro le tante versioni della vita del santo arrivate fino a noi”. E ricorda che “le più antiche biografie di Francesco furono scritte da frati che l’avevano conosciuto da vicino. Perciò potremmo credere, ingenuamente, che le informazioni di cui disponiamo su di lui siano non solo molto numerose ma sicure. Non è così.”

Le quattrocento pagine, corredate da ricche note e completate da una tabella finale di confronto tra le varie fonti, affrontano un’ attenta analisi dei documenti, che dalla fine dell’Ottocento ad oggi fu battezzata la questione francescana. Il tutto presentato con gusto narrativo. Se lo scopo di Barbero è di accompagnarci dentro un’avventura di ricerca storica, l’obiettivo è di farci comprendere il valore di Francesco, precursore di tante buone cause. E innovatore. Non è un caso che il libro termini con queste parole: “quando il cardinal Bergoglio venne eletto papa scelse di chiamarsi Francesco, sapendo benissimo che quella scelta sarebbe bastata da sola per annunciare una nuova era nel governo della Chiesa”. Conclusione che può collegarsi all’ultima pagina del libro di Cazzullo: “San Francesco è la nostra aspirazione – contraddetta mille volte nella vita, nella storia- al bene. San Francesco è la parte migliore di noi. Come essere umani, e come italiani.” Parole che sembrano un po’ retoriche.

Cazzullo ha dichiarato di essere consapevole che riceverà critiche per il titolo scelto che funge da tesi : il primo italiano. Ma il libro non ha proprio nulla di retorico. Basti leggere quanto scrive a pagina 17. ” La celebre definizione di San Francesco – “il più italiano dei santi” viene attribuita di solito a Mussolini, oppure a Papa Pio XII. In realtà è di Vincenzo Gioberti…” Per inciso anche Barbero inizia il suo saggio citando come nel 1926 il capo del governo aveva espresso la sua ammirazione per il “sublime suscitatore”, annettendolo senz’altro alle glorie della nuova Italia. Ma da un incipit apparentemente simile i due autori partono per una ricostruzione diversa: la ricerca delle fonti per Barbero, il superamento di luoghi comuni per Cazzullo. I capitoli del libro del giornalista de Il Corriere della Sera hanno tutti titoli intriganti e spiazzanti, dal primo “Buddha, Gesù, Francesco” a uno degli ultimi intitolato “Lucrezia Borgia e Alcide De Gasperi”. E Cazzullo ci ricorda che la bella Lucrezia fu anche lei una terziaria francescana. Insomma due libri, due lezioni di storia che vanno oltre San Francesco.