In Confidenza

IL RUGGITO DELLA PECORA

Don ERMINIO VILLA - 03/10/2025

“Dire, fare, baciare” si diceva in un “gioco” da bambini. Dire, fare, dare amore diventa invece un “impegno” da adulti. Con un “oltre”: il Vangelo presenta l’immagine del pastore e delle pecore.

Il cavalluccio marino danza anche per 8 ore di seguito fino cambiare il colore della pelle e noi facciamo fatica a darci tempo e cambiare un impegno.

L’uccello giardiniere costruisce un nido e poi lo riempie di frutti e noi facciamo fatica a pensare a cosa può far piacere all’altro.

Il pinguino perlustra la riva cercando il sassolino più bello per donarlo come prima pietra del nido e noi facciamo fatica a guardare al di là dei nostri bisogni.

La lepre sostiene estenuanti lotte per conquistare la compagna e noi facciamo fatica a metterci in discussione.

Con Gesù si passa da ‘dire-fare-dare’ amore a ‘essere amore’.

La cura del pastore innanzitutto concretizza questo.

Fa molto più che guidare il gregge: conosce qualità e bisogni. Fa molto più che controllare: nutre, guida, difende, aiuta. Fa molto più che parlare: precede con l’esempio. Fa molto più che camminare: passo dopo passo si prende cura di se stesso, di chi è con lui e di ciò che gli sta attorno.

“Essere amore” non riguarda qualcosa, ma coinvolge tutto. Si può conoscere il cuore di una persona osservando come tratta quello degli altri. Invece, se con la scusa di aver sofferto, fai soffrire gli altri, non sei diverso da chi ti ha fatto soffrire. È divorare come il lupo o pensare solo a sé da mercenario.

La cura del pastore poi diventa il ruggito della pecora. Mitezza, semplicità, umiltà, mansuetudine, pacatezza, sofficità sono qualità viste spesso fuori moda, se non fuori luogo: eppure la forza della tenerezza è un investimento in ricchezza. È più forte dei morsi e rimorsi dell’ansia da prestazione (ideologia dell’efficienza del mercenario), è più forte dell’ululare frustrato alla luna inarrivabile (ideologia dell’onnipotenza del lupo).

La cura del pastore infine ottiene l’immunità di gregge. Per il dizionario Zanichelli la radice di tenerezza (“TEN”) ha 3 derivazioni etimologiche: tendere, tenere, tenue.

TENdere: aprirsi, tendersi al bene, pro-tendersi, preoccuparsi. TENere: accogliere, con-tenere, abbracciare, tenerci, accudire. TENue (dice il modo): con leggerezza, amabilità, delicatezza, in sguardi premurosi, dialogo disponibile, aiuto garbato, presenza accudente, comprensione paziente. Il contrario è “pre-TENdere” tipico del lupo e del mercenario.

Se metti in atto la forza della tenerezza, il ruggito della pecora, nessuno e nulla può rimanere indifferente: ne viene coinvolto chi dà e chi riceve e l’ambiente perché se dire, fare, dare amore è magnifico, “essere amore” è divino.