(S) Sapete che mentre ci affanniamo a rincorrere l’emergenza climatica e magari cominciamo ad accorgerci di un’emergenza politica che impone di mettere mente alla difesa dell’Europa, continuiamo a trascurarne una forse più grave?
(O) Il previsto anzi ineluttabile calo della popolazione?
(S) Sì, mi riferisco anche alla crisi demografica, ma soprattutto alle ragioni profonde della crisi stessa, che ritengo siano contemporaneamente le ragioni del non volere fare figli e del non sapere proporre una reale educazione cioè una proposta del senso della vita.
(O) Quindi affermi che se vengono a mancare i bambini fin dalla nascita e poi come destinatari di quel bene immateriale che è l’educazione, la causa principale non la mancanza di provvidenze economiche o di strutture materiali di assistenza, ma proprio di ragioni.
(S) Propongo un paradosso per farmi capire: la passione per la vita coincide con quella per l’educazione. Si trasmette la vita perché si riconosce un senso positivo al tutto, perciò l’ideale di trasmettere un senso della vita, ovverossia la ragione dell’educazione, precede non segue il fatto materiale della procreazione.
Detto in altri termini: non è perché non ci sono assegni familiari o asili nido che non si fanno figli, ma al contrario, non ci sono asili nido e assegni familiari perché è svalutata la coscienza della ricchezza umana e di conseguenza anche sociale e persino materiale di quella trasmissione del senso della vita che sola motiva l’immenso rischio di accettare quei legami che costituiscono una famiglia e l’onere morale e materiale di crescere i figli.
(C) Diciamolo più chiaro: la sfida che oggi si propone alle famiglie, alle istituzioni scolastiche e a quelle politiche è molto più grande e difficile: la cosa più grave non è che mancano i soldi per sostenere la demografia, mancano i soggetti, al plurale; non solo il soggetto famiglia, anche le istituzioni, scolastiche e politiche, mancano e insisto mancano sul piano materiale, economico e infrastrutturale, perché mancano sul piano della consapevolezza del loro compito che non è solo assicurare i mezzi per la trasmissione di un sapere pratico e utilitaristico. Un segnale di questa urgenza educativa l’ho colto in un articolo di D’Avenia, in cui osserva che incontrando ex-allievi diventati giovani uomini, notava un tempo una differenza di mentalità tra la sua generazione e la loro, ora nota la stessa differenza tra le generazioni di studenti che hanno soli cinque anni di distanza tra loro.
(S) Colpa di internet, di Tik Tok, eccetera.
(C) Ma non si rimedia soltanto dicendo che è compito della famiglia, che da sola non ha competenze sufficienti, o soltanto impedendo l’uso dei telefonini a scuola. Faccio un esempio: quando frequentavo Roma, sul palazzo di Trastevere sede del Ministero si leggeva in caratteri a rilievo Pubblica Istruzione, ma dalla malriuscita imbiancatura traspariva ancora la scritta Educazione Nazionale, due dizioni entrambe sbagliate, la più vecchia perché attribuiva allo Stato la possibilità d’imporre alla persona il proprio sistema di valori, la seconda perché al contrario rattrappiva la funzione scolastica alla trasmissione di conoscenze e di utilità prive di valore spirituale, riducendo anche la cultura a erudizione.
(O) Invertendo un po’ le parti con Conformi, faccio io lo scettico, non vorrete tornare ai premi di natalità, sareste tacciati di nostalgici, se non di fascisti. Inoltre non vedo come un modesto aumento delle risorse dedicate all’infanzia possa modificare la cultura oggi dominante nella classe dei possibili genitori in età fertile, che pospone la figliolanza alla carriera, al benessere, alle vacanze, alla sicurezza del futuro.
(C) Questo è il paradosso: per rimediare alla crisi demografica è necessario provvedere a fornire strutture e beni materiali, ma attraverso di essi è indispensabile far capire la stima che l’intera società ha per chi si assume il rischio di avere figli, sapendo che dovrà non solo mantenerli, ma soprattutto educarli ad una visione positiva della vita. Quindi sono necessarie tutte le garanzie per la maternità e paternità in gravidanza, alla nascita e nei primi anni di vita, come primo segno di quella stima e come pegno che anche nel corso della vita adulta non verrà meno da parte dello Stato e della società tutta il rispetto per le ragioni morali e spirituali della famiglia. È necessaria un’alleanza tra istituzioni e famiglia.
(S) Quello che vogliamo, lo vogliamo perché lo vediamo necessario per tutti. Non in primo luogo soldi per le scuole paritarie (pur necessari e dovuti) ma un modo diverso di guardare all’educazione, a cominciare dai famosi 0/6 anni, mettendo al centro l’ideale dello sviluppo delle qualità umane di ogni persona e non l’efficienza nella preparazione materiale, professionale e funzionale allo sviluppo economico della società (tuttavia anche questa dovuta e necessaria).
(C) Voglio ripetere per essere capito: un’educazione che sviluppa integralmente la persona nella sua singolarità svilupperà anche meglio le sue potenzialità operative, sociali e civili, a beneficio di tutti.
(S) Sebastiano Conformi (O) Onirio Desti (C) Costante