
Croce? Croce. È la parola del tempo presente, pur venendo da lontano. Testimonia, oltre alla quotidianità gravata del peso d’ogni personale affanno, la quotidianità attonita per quanto succede nel mondo. Guerre, fame, incrudelimenti, disperazioni. Sbigottimento diffuso, come no, nel passato. Ma che, giusto a causa degl’infiniti/tragici precedenti, ci s’immaginava esente oggi da repliche. Invece no.
La croce universale è qui, tra di noi. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Vi è appesa la ragione, inchiodatavi dall’irragionevolezza. Ecco la causa perdente della contemporaneità: l’ignoranza, voluta, delle lezioni storiche. La prevalenza, voluta, dell’autocrazia egoista. Dell’Impero dell’io. Esteso dall’America alla Cina, dal Medio Oriente alla Russia. Eccetera. Io come Intelligenza Ottusa, il principale dramma che siamo costretti a subire. Ben peggiore dell’Intelligenza Artificiale.
La crisi delle democrazie è la crisi del genere umano? Un’ipotesi evocata da qualche tribuna filosofale. Condivisibile, non eccessiva. Eccessivo, semmai, è sottovalutarla. Le democrazie rappresentano il top dell’accostarsi al decente vivere comunitario. Minarne le fondamenta -libertà, uguaglianza, giustizia- significa fuggire dall’universale dialogo politico (polis: la città planetaria di tutti). Passa l’idea del suprematismo semplificatore, fulmineo al modo d’un digitare social: basta con gli orpelli della virtuosa contrapposizione, vedi l’alta sintesi raggiungibile nei sistemi parlamentari fedeli al mandato ricevuto, e avanti con il marmo duro, liscio, impermeabile dell’imposizione massima, simbolo dei regimi teopratici. Teopratici, sì: fautori d’un brutale pragmatismo elevato a dio pagano. Faccio cose, faccio senza mediazioni, faccio come mi pare. Faccio e non importa se prima penso. Anzi: faccio senza pensare. E se necessario mi servo dei simboli della Cristianità per ottenere il mio scopo dominatore, palesemente anti-cristiano. Il Vangelo al rovescio.
È questo paradosso che ci rimette in croce ogni mattina, ogni sera, ogni notte. E batte l’ora dell’angoscia, sempre la stessa. La croce, i suoi arpioni, il suo martirio. Visibile nelle immagini ininterrotte da una tragedia all’altra, percepito nello strazio intimo di chiunque abbia la carta d’identità di uomo, invisibile nei piccoli, drammatici, silenziati tormenti della routine di milioni di povericristi. Povericristi, ecco: i meritevoli di compassione misericordia pìetas che ricevono senza tregua un immeritato supplizio. Materiale, materialissimo in molti luoghi. Immorale, immoralissimo, ovunque. Se ne dovrebbero vergognare i Potenti della Terra, e gli aspiranti potenti terra terra. Con entrambe le categorie abbiamo purtroppo a che fare. Non sempre a che dire: ce lo vietano.