Attualità

UN’ESPERIENZA FELICE

don ERNESTO MANDELLI - 03/10/2025

don Ernesto Mandelli

Nei giorni scorsi don Ernesto Mandelli, firma storica di RMFonline, ha festeggiato alla Casa di riposo Molina il sessantacinquesimo di sacerdozio. Affettuoso abbraccio anche da noi, riproponendo un articolo da lui scritto cinque anni fa e ancor oggi attualissimo. Grazie sempre, caro don Ernesto

Alcuni giorni fa ho vissuto una esperienza, che è stata nello stesso tempo un dono e un prezioso insegnamento. Mi trovavo in un reparto della Casa di riposo Molina di Varese e un giovane del Senegal, musulmano, che in questa struttura lavora come ASA, facendo riferimento alla emergenza Coronavirus, mi dice: “Preghiamo insieme il Dio unico”. Il personale presente ha acconsentito e abbiamo pregato: “Padre nostro…”

È stato un gesto semplice, ma intenso di affidamento e di abbandono in Dio, che solo sa creare comunione reale e profonda tra noi uomini. Questo atteggiamento spirituale è capace di far emergere l’istanza morale insita in ogni uomo: “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”. È l’atteggiamento del cuore per il quale noi, abbandonate la presunzione e la superbia, riscopriamo la nostra vera condizione di creature amate da Dio e a Lui ci affidiamo come figli.

Questa presa di coscienza è la spinta morale che sostiene la speranza che molti stanno manifestando in questi giorni: che al termine di questo tempo di crisi noi tutti ci ritroviamo un po’ più umili e quindi più umani.

Purtroppo quando osserviamo la vita nostra, di uomini di oggi, ci colpiscono delle costanti: enormi ingiustizie e divisioni profonde. Popoli del benessere e popoli della fame. Guerre con conseguenze catastrofiche. Ma forse il dramma peggiore è la nostra disumanità. Noi popoli del benessere pur conoscendo bene tutte queste realtà di ingiustizia, viviamo in una assopita quanto ostentata indifferenza, che come una droga ci rende ebeti e incoscienti. Se guardiamo al palcoscenico della politica, il più delle volte ci troviamo di fronte a un luogo dove si urla e ci si azzuffa. Di ragionare non se ne parla! Sono assenti discorsi sui grandi valori e sulle prospettive di una convivenza migliore. Se guardiamo alla piazza della economia e degli affari, c’è la corsa sfrenata in un confronto-scontro che divora inevitabilmente i deboli. Il profitto è come demone tremendo che non conosce pietà. Se guardiamo al nuovo idolo della tecnologia, a volte vengono i brividi; l’uomo avrà ancora spazi di libertà? Se guardiamo alla nostra Chiesa, che ci ha generato alla fede, sentiamo ancora la voce di Cristo che dice: “Va’, vendi quello che hai, dallo ai poveri e poi vieni e seguimi”.

Questo giovane musulmano, con una parola che veniva dal cuore, ci ha invitato a pregare il Dio unico; ha ricordato che gli interessi economici e le fazioni politiche creano divisioni tra gli uomini e che solo la Fede è capace di unire le persone.

A questo punto è doveroso ricordare il provvidenziale incontro a Abu-Dhabi tra Papa Francesco e il Grande Jman diAl-Azhar (3-5 febbraio 2019), conclusosi con la firma del documento “Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”. Ecco l’inizio del testo: “La Fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere ed amare. Dalla fede in Dio, che ha creato l’universo, le creature e tutti gli esseri umani -uguali per la sua Misericordia- il credente è chiamato ad esprimere questa fratellanza umana, salvaguardando il creato e tutto l’universo e sostenendo ogni persona, specialmente le più bisognose e povere”.