La sostanza? Più spesso di quanto non si creda è tra le righe. La Camera di Commercio prosegue nell’iniziativa “Vieni a vivere a Varese”, volta ad affrontare quello che è forse il problema numero uno della provincia. Con più di un lavoratore su quattro (circa 150 mila) che la mattina si dirige verso altre destinazioni lavorative, ovvero la “Grande Milano” e il Canton Ticino, la sfida per la sopravvivenza stessa delle aziende è trovare il personale. Se poi è anche quello “giusto”, il successo è doppio. Da qui l’idea che, a sentire il presidente camerale Mauro Vitiello, “altre province ci stanno ora clonando”, di un bonus “d’ingaggio” fatto di buoni spesa per 2 mila euro l’anno per un triennio. Sei mila euro in tutto, a quanti, di età inferiore ai 45 anni, vengono a trasferirsi in provincia, per un’azienda che ha la sede, o l’unità operativa, sul territorio. Opportunità aperta a cittadini italiani, comunitari e anche ad extracomunitari con regolare permesso di soggiorno.
Il programma, annunciato lo scorso anno, è ormai nella fase operativa. I primi passi hanno affrontato un altro problema. Non misure rivoluzionarie, ma piccoli avanzamenti concreti: accordi con le agenzie immobiliari per calmierare le commissioni sulle locazioni, altri accordi per eventuali operazioni di compravendita, per chi magari un gruzzoletto ha già potuto metterselo via o è aiutato dai genitori. Fino a convenzioni con banche del territorio per l’erogazione del mutuo. Per ora, ricordiamo che restano escluse dal programma le pubbliche amministrazioni, e quindi anche scuola e sanità, se pubbliche.
Mancava il passo dato probabilmente per scontato ma determinante: trovare il lavoro. Perché magari il meccanismo è: il lavoratore viene a cercarsi un’opportunità dalle nostre parti, si fa ospitare da parenti o amici, trova finalmente un lavoro “giusto” e a quel punto cerca anche un alloggio. Ma la premessa resta il lavoro. Da qui l’intesa annunciata con la messa dozzina di agenzie interinali, internazionali o nazionali, maggiormente rappresentative sul territorio, con un accordo pubblicamente siglato nello scenario più iconico della Camera di Commercio varesina, quello delle Ville Ponti,
Fumo o arrosto? Come suggerisce un vecchio proverbio, dove c’è l’uno c’è l’altro. Parliamoci chiaro. Sei mila euro in tre anni non sono decisivi (molte aziende pagano liberamente bonus più sostanziosi), e 360 mila euro, il tesoretto che la Camera di Commercio ha sin qui stanziato non sono una cifra in grado di cambiare le cose. Anzi, a dirla tutta, le classifiche che collocano Varese, se va bene, al decimo posto per entità della busta paga, con la concorrenza di Milano (soprattutto finanza e servizi) non ci mettono tra le province più “generose”, anche se tra le più care si.
Per non parlare dell’”idrovora” elvetica, in soldoni, dal Canton Ticino che offre stipendi dalle 2 alle 2,5 volte più alti e attira ogni giorno 31 mila lavoratori “frontalieri” varesini e altrettanti comaschi, per non parlare di quanti magari frontalieri non sono, perché abitano oltre i 20 Km dal confine (e quindi non hanno il regime fiscale di favore), ma vanno ad aggiungersi al numero complessivo.
Finora la Camera di Commercio ha definito circa 60 posizioni, esaurendo il budget iniziale, di 360 mila euro per il triennio, che potrebbe tuttavia crescere un futuro. Ben poca cosa, è vero, per un mercato dal lavoro che si avvicina alle 400 mila posizioni. Le richieste di informazione, pervenute attraverso vari canali, a partire dal web, sono state però ben superiori, circa 5 mila, osserva la Segretaria Generale dell’ente varesino Anna Deligios. “Ora attraverso la nostra piattaforma, le candidature potranno essere indirizzate attraverso una o più agenzie tra quelle aderenti alla convenzione, mentre continua la collaborazione con l’Ufficio Provinciale per il lavoro.”
Quel che ancora non c’è, e che forse semplificherebbe le procedure è uno sportello unificato in cui le aziende possano presentare le proprie offerte d’impiego secondo un capitolato standard ed esaustivo, ma – è la fiducia dell’organismo di piazza Monte Grappa – i flussi informativi generati dovrebbero permettere un più puntuale monitoraggio del mercato del lavoro in provincia.
Basterà l’incentivo economico? Forse non si tratta solo di quello. Molti dei richiedenti – alcuni dei quali anche dall’estero – dice Vitiello, hanno scoperto le opportunità che la nostra provincia può offrire, grazie al passa parola, all’informazione che si è generata. Molti poi hanno scelto dove andare a risiedere in funzione di vari criteri. Vicinanza al luogo di lavoro scelto, mercato degli affitti, in alcuni casi anche vicinanza o meno luoghi scelti per il tempo libero. Varese ha molto da offrire ed è tempo di accorgersene. Ma il tema della concorrenzialità e appetibilità del territorio non può non prescindere anche dalle politiche retributive e, se possibile, anche fiscali.