Tassa giusta, la patrimoniale? Giusta sì, se parliamo d’un piccolo prelievo su grandi ricchezze. Grandissime. Tipo: più di dieci milioni d’euro. Chi possiede denari e beni di tal consistenza -a occhio l’un per cento degl’italiani- può sopportare un modesto sacrificio in favore dei deboli.
Quelli che se la sfangano male, e nonostante sgobbino da mattina a sera, spesso gli è difficile/impossibile sbarcare il lunario. Dunque perché non aiutarli un cicinino, con questo provvedimento assieme ad altri provvedimenti? Primo dei quali la giustizia fiscale: i servizi per tutti non van pagati da una minoranza, e invece (appunto) da tutti.
Dunque ha ragione Schlein ad alzar la palla della patrimoniale, ora che comincia il lungo match elettorale? E han ragione Fratoianni, Bonelli, la sinistra Pd e frange radicali a tenerle bordone? Purtroppo no. Ha torto. Han torto. Perché in politica non vale solo quel che si dice, ma quel che il detto colpisce l’immaginario collettivo. O semi-collettivo. Nello specifico, simil immaginario teme che quando si tira fuori la storia della patrimoniale, si finisce dentro a una storiaccia di nuove fregature destinate non ai milionari, ma al ceto medio/alto -e perfino medio/piccolo- che s’è costruito a colpi di sacrifici un dignitoso, e perché no gratificante, tenore di vita; ha versato e paga fior di tributi allo Stato; verrebbe chiamato a ulteriori asciugature del suo imponibile, costretto a un’intollerabile imposizione.
Dunque mossa sbagliata. E la sua eco ancor di più, da parte di laudatores subito presi dal fremito populista senza un minimo d’istinto strategico in chiave di chiamata alle urne. Di tasse siamo sommersi, di tasse bisogna parlare con cautela, di tasse è utile chiedere la loro miglior/ottimale distribuzione anziché un aggravio chicchessia. Lo puoi dichiarare finalizzato a un ristrettissimo numero di connazionali, ma trasmetti all’amplissimo uditorio dei medesimi la sensazione d’essere la solita vampiresca mano pubblica. E perciò ti segni un autogol che neppure va definito clamoroso, non essendo la prima volta che la sinistra regala alla destra l’inaspettato/gradito vantaggio nella partita del consenso.
Risultato dell’ideona. A destra si beano del contropiede regalatogli, e piazzano lo scatto verso la facile profondità strumentale. Tra l’altro cogliendo l’occasione per far dimenticare l’affanno su questioni internazionali ed economiche che stanno inguaiando, e mica poco, l’Italia. A sinistra si spaccano una volta di più: Schlein tira il sasso, Conte non l’accompagna col suo braccio, Renzi e Calenda inorridiscono all’autolesionistica pensata di propaganda. Come recita la legge di Murphy: se va male, non può che andar peggio. Sintesi. Toh, la patrimoniale che distrugge la matrimoniale. Matrimoniale, cerimonia dell’unione che pare già la cerimonia degli addii, tra i separati in casa del progressismo.