
Bruciata, rubata, restaurata e finalmente esposta al Museo della Collegiata di Castiglione Olona. È l’avventurosa vita della Madonna Magenta che fino al 1980 si trovava sotto all’arcone di Palazzo Magenta, all’inizio della salita verso la Collegiata, poi sostituita da una copia per sottrarla alle intemperie e alle mani lunghe: più sicuro custodirla al museo. “L’anconetta – spiega la conservatrice Laura Marazzi – raffigura la Madonna con il Bambino sormontata da una lunetta con tre sante nella rara cornice originale. Sul retro lo stemma nobiliare dei milanesi Pecchi. Malgrado la consunzione della pittura, questa “madonna della tenerezza” esprime la dolcezza del bambino che bacia la guancia della madre. E ciò che rimane del viso di santa Caterina d’Alessandria è di fragile, struggente bellezza”.
Aspetti artistici a parte, ciò che colpisce di questa tavola lignea è l’esistenza a dire poco travagliata. Numerosi segni di bruciature, di cui una a forma di fiamma di candela, sono le tracce indelebili della devozione popolare, presenti sia sulla Madonna che sulle lesene della cornice. Gli stessi fedeli castiglionesi, affezionati all’immagine esposta sulla pubblica via, denunciarono il danno e la Madonna fu portata all’interno del museo per preservarla dalla pioggia e dai malintenzionati. Sì, perché l’anconetta era attribuita a Masolino da Panicale e godeva di una astronomica quotazione. Non per niente fu rubata all’inizio di settembre del 1986, insieme a due altri dipinti e ad alcuni oggetti liturgici.
Il furto ebbe grande eco sui giornali. Il 4 settembre 1986 la Stampa di Torino titolò: “Nel museo di Castiglione Olona rubati due quadri. Valgono miliardi”. Una settimana dopo la refurtiva fu intercettata vicino al confine svizzero e l’11 settembre 1986 il Corriere della Sera riferì: “Recuperato prima dell’espatrio il “tesoro” rubato alla Collegiata: quattro arresti”. Le opere erano ben occultate. L’anconetta era in una Cinquecento rubata, “nascosta sotto una giacca impermeabile blu appesa a un ometto e ricoperta da un sacco in plastica di quelli che si usano per conservare i capi di vestiario”. Dettaglio beffardo, gli esperti d’arte hanno poi stabilito che il dipinto non era di Masolino da Panicale assegnandolo al contesto della pittura lombarda di fine ‘400.
Il valore comunque resta elevato. “Gli studi recenti – spiega Laura Marazzi – hanno timidamente ipotizzato prima un rimando al Bergognone e successivamente ricondotto l’opera all’ambito del pittore Vincenzo Foppa, suggerendo il nome di Ambrogio Bevilacqua. L’attribuzione più ricorrente rimanda invece a Bernardino Butinone, con una datazione non lontana dagli anni del Polittico di San Martino a Treviglio, capolavoro realizzato con Bernardino Zenale a partire dal 1485. Bernardino Butinone, nato a Treviglio nella Bergamasca, lavorò anche a Varese e a Santa Maria del Monte. La sua presenza è documentata nel 1488 quando il santuario fu rinnovato in epoca sforzesca”.
Il restauro è stato realizzato da Isabella Pirola sotto la direzione di Benedetta Chiesi della Soprintendenza Archeologia e Belle Arti. È stato preceduto da analisi condotte da Gianluca Poldi (immagini multispettrali, microscopia e spettrofotometria) che hanno riconosciuto i pigmenti, le parti originali e orientato l’intervento, evidenziando la vernice ossidata e le integrazioni. Il restauro è stato promosso dalla parrocchia Beata Vergine del Rosario di Castiglione Olona con il contributo dell’associazione Gatti Spiazzati in memoria dei soci fondatori Giangrandi e Mastromarino. Orari per la visita al museo: da martedì a domenica 10–13/15-18. Prima domenica del mese 10–18. Lunedì chiuso. Ultimo accesso mezz’ora prima della chiusura.
Fino a domenica 7 giugno si possono intanto scoprire i luoghi normalmente inaccessibili della Collegiata. Gli appuntamenti sono riservati ai gruppi di massimo otto persone, su prenotazione. Il percorso è guidato negli ambienti più remoti della Collegiata, eccezionalmente aperti: dalla cripta sotto all’altare maggiore consacrata nel 1425, alla volta affrescata da Masolino, dalla sagrestia cinquecentesca, al campanile, all’infilata di stanze ricavate nel Settecento sopra alla navata meridionale. Calendario delle visite: martedì 2 giugno 10.30, 12, 15, 16.30. Mercoledì 3 giugno 10.30, 12, 15, 16.30. Giovedì 4 giugno 15, 16.30. Venerdì 5 giugno 10.30, 12, 15, 16.30. Sabato 6 giugno 10.30, 12, 15. Domenica 7 giugno 15, 16.30.