Assemblea nazionale, poi congresso anticipato? Ok l’una, il 14 dicembre. Si vedrà per l’altro. A Schlein conviene una certificazione fiduciaria Pd, garanzia di lancio nella gara interna al centrosinistra (candidatura a Chigi, competitor Conte) e di sfida con cintura politica allacciata nei prossimi cimenti. Referendum sulla giustizia, riforma del sistema di voto, rielezione di Montecitorio e Palazzo Madama.
Non ha formale bisogno né dell’una né dell’altra adunata, la segretaria scelta tramite primarie. Però le serve uno scudo, così da respingere il vociare continuo che ne mette in dubbio la leadership. Nello scorso fine settimana -oltre al meeting di Prato dove si sono riuniti i riformisti (Sensi e Gori, a citarne due tra i maggiori) reclamando più centrismo/moderatismo- s’è tenuto il raduno old style di Montepulciano. Qui le correnti che avevano benedetto Elly comandessa, guidate da Franceschini Orlando Speranza, si sono fuse nel nuovo correntone. Formalmente, una determinazione di più potere a lei: sostanzialmente, una richiesta di contar di più loro.
E dunque: decidere in solitaria, anche no. Decidere insieme, finalmente sì. Eccolo, il significato vero dell’aumentato sostegno di facciata all’aspirante presidente del Consiglio. Di facciata perché dietro vi sta l’opzione a dismettere il pilotaggio del partito senza controlli. Non che Schlein avverta una sorta di commissariamento -in fondo ha vinto tre regionali or ora, pareggiando i conti a destra- tuttavia comprenda (ha compreso, eh) che gl’imminenti duelli con Meloni e soci li può vincere solo un Pd in cui prevalga il quid collettivo.
Bisogna scordarsi l’intenzione, rapidamente sbiadita, d’accantonare cacicchi e post-cacicchi. Senza i primi e/o i secondi non si va lontano. E del resto i Dem che manifestino miglior compattezza diventano ben diverso alleato-concorrente dei Cinquestelle rispetto all’attuale. Riassuntivo e tranchant Orlando: abbiamo un partito e lo dobbiamo utilizzare di più. Ovvero: nessuno discute la leader, ma i risultati si ottengono con la squadra, ed è alla squadra che si deve lavorare. Cioè cambiandola, valutato che i risultati finora raggiunti (1) sembrano buoni e però insufficienti a garantirne di migliori nell’immediato futuro. E i risultati indispensabili (2) sono riassumibili in uno solo: passaggio del Pd dalla percezione di forza politica dell’establishment a quella di forza politica espressione dei ranghi sociali. Altrimenti spiegato: il vero progressismo sta nell’essere comunità plurale e non partito personale. La nuova linea è questa. Schlein ha capito, e considera suoi valorizzatori (copyright Il Foglio) anziché sabotatori i correntisti che le han firmato un assegno di saggezza. Da incassare subito, dato che a farlo -se non riscosso- potrebbe spuntare Silvia Salis, momentaneamente sindaca di Genova. A tenerla lì, han sussurrato i marpioni alla giovin segretaria, serve il protettorato virtuoso nato a Montepulciano, garanzia di Buen camino secondo l’ultima indicazione filmografica di Checco Zalone. Più attendibile dei tradizionali caminetti progressisti.