Il racconto

MEDIA VOLUNT

MAURO DELLA PORTA RAFFO - 05/12/2025

Detto che gli scandali di minore o maggiore portata, i sessuali inclusi (anche se probabilmente meno gravi di quello che viene identificato quale ‘caso Jeffrey Epstein’ dati i reati commessi nei confronti di minorenni) come le crisi economiche, chissà perché allorché correnti considerate straordinarie e invece caratterizzanti, sono ciclici negli Stati Uniti e che l’elenco dei Presidenti effettivamente neppure sfiorati non è lunghissimo…
Detto che i media accendono i loro riflettori ogni qual volta sia per ragioni meramente commerciali (lo scandalo fa comunque vendere o a seconda dei casi aumenta l’audience), sia per interessi di schieramento politico avverso…
Che in effetti la sola volta (il celeberrimo Watergate culminato nel 1974) nella quale una conseguente indignazione popolare ha portato alle dimissioni di un inquilino della Casa Bianca (Richard Nixon naturalmente), le questioni sessuali non c’entravano assolutamente…
Che per questo specifico verso abbiamo avuto situazioni nelle quali assai benevolmente si è fatto finta di niente e si è sottovoce preferito fare cenno ad un certo quasi vantato gallismo del Presidente (John Kennedy)…
Che a quel simpaticone di Bill Clinton, alla fine, forse giustamente, per le marachelle compiute si è dato soltanto un buffetto sulla guancia…
Prima di passare a parlare dell’indicato caso che si sostiene (si sostiene) stia riguardando Trump, ricordiamo quanto accaduto a Grover Cleveland, il solo tra i predecessori che abbia vissuto l’identico iter elettorale dato che allo stesso modo si impose, perse e si prese la rivincita.
Entrato difatti alla Casa Bianca nel 1885, Cleveland a quel mentre scapolo, diciamo così, estremamente attivo, fu accusato di avere rapporti con donnine varie che entravano e uscivano dalla dimora presidenziale e di essere padre di figli illegittimi.
Per tutta reazione il solo democratico arrivato alla Presidenza nel periodo 1861/1913 (un’eternità), convocata la stampa, disse:
“È tutto vero.
Ma adesso mi dovete spiegare cosa tutto ciò ha a che fare con la mia capacità di governo!”
Verrebbe da suggerire a Donald Trump di assumere una posizione analoga non fosse per il fatto che le accuse, mediatiche, orchestrate e non supportate in giudizio, siano evidentemente basate su nulla di concreto o quasi.
Possibile difatti che malgrado le insistenti indagini la pretesa lunga amicizia – che si vorrebbe lo avesse inguaiato – dello stesso e di Epstein trovi documentazione fotografica e filmica (vengono sempre mostrate le stesse pochissime immagini) tanto scarsa e che per il resto si debba fare riferimento a sentito dire, a documenti di poco o scarso valore o a chissà quali segretate testimonianze scritte?
Oggetto da sempre – ad opera di organi che dovrebbero essere d’informazione e sono politicamente schierati – di campagne di stampa furiose che evidentemente finiscono per rafforzarlo certamente non alienandogli il voto popolare, Donald Trump affronta la situazione con il solito piglio, sapendo benissimo infine dominare la scena “facendo spettacolo”, come gli è occorso di dire più volte ironicamente dopo una ben riuscita, spesso studiata anche se apparentemente dettata dal momento, pubblica sfuriata.
Tutto ciò detto, per quanti, in larga schiera, sentano parlare della questione senza averne vera contezza qualche riga ad illustrare lo scenario e la scena.
Jeffrey Epstein, uomo decisamente riprovevole, è stato un finanziere americano accusato di aver organizzato per anni una rete di abusi e traffico sessuale di minorenni, spesso con l’aiuto di Ghislaine Maxwell.
Dopo un controverso accordo giudiziario nel 2008, Epstein venne arrestato di nuovo nel 2019, ma morì in carcere a New York in circostanze ufficialmente considerate suicidio ma decisamente discutibili.
Ghislaine Maxwell è stata poi condannata, mentre le indagini e le cause civili sulle vittime e sui possibili complici proseguono tuttora e dato il predetto accanimento mediatico, accertato che nelle migliaia di pagine afferenti il caso il nome di Donald Trump compare, hanno come narrato coinvolto il Presidente.
E sia chiaro che non appena tramontato il clamore in atto, altri argomenti – del tutto prescindendo dai risultati raggiunti internamente nel Paese e sul piano mondiale – saranno messi in campo contro l’attuale ospite della Executive Mansion (addirittura, si parla già adesso della possibilità di un terzo Impeachment se i democratici dovessero prevalere alla Camera a novembre del 2026 nelle Mid Term Elections) la cui discussa e discutibile figura sostanzialmente estranea alla politica (si tratta di un maverick non va mai dimenticato) e di baldanzoso provocatore non cerca e non vuole tranquillità.
A chiudere, giorno necessariamente verrà nel quale dovremo fare a meno di questo ciclonico personaggio e lo scenario politico internazionale sul quale impetuoso opera tornerà noiosamente alla normalità.
Lo rimpiangeremo!?!?