Chiesa

MENDICANTE A GERICO

PIETRO CARLETTI - 05/12/2025

Ci avviciniamo alla conclusione del 2025, anno del Giubileo della Speranza, segnato anche da un importante momento di passaggio causato dalla morte di Francesco e dalla conseguente elezione di papa Leone XIV. Viene spontaneo domandarsi come unire questi tre momenti per tesaurizzare al meglio il messaggio paolino «Spes non confundit» (Rm 5,5), titolo che Bergoglio aveva scelto per la bolla d’indizione del Giubileo pubblicata il 9 maggio 2024.

Il ricordo sempre vivo dei discorsi e degli scritti di papa Francesco, insieme ai nuovi di papa Leone XIV, mi conduce al Vangelo di Marco (Mc 10, 46-52), in particolare ad un personaggio caro ad entrambi i pontefici, Bartimeo (Mc 10,46-52), uomo pieno di speranza e di perseveranza nella fede. Nel racconto Bartimeo mendica seduto sulla strada e non appena sente che Gesù gli sta passando vicino comincia a gridare: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti accanto a lui lo rimproverano esortandolo a tacere, ma egli grida più forte finché Gesù esclama ai suoi discepoli: «Chiamatelo!». Udita la voce di Gesù, Bartimeo getta via il suo mantello, balza in piedi verso di lui e alla domanda «che cosa vuoi che io faccia per te» risponde: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». Gesù gli risponde: «Va’, la tua fede ti ha salvato», ed esaudisce la sua richiesta. Cosa c’è di tanto straordinario in questa vicenda?

Papa Francesco evidenziava che Gesù riconosce in un uomo «povero, inerme, disprezzato, tutta la potenza della sua fede, che attira la misericordia e la potenza di Dio», insegnando che la fede è «protesta contro una condizione penosa», e anzitutto «speranza di essere salvati». Bartimeo, però, si salva perché dimostra di essere, anzitutto, «un uomo perseverante», pronto a smentire, sperando, la gente che voleva farlo tacere. Egli non teme di alzare la voce per farsi sentire, divenendo emblema, secondo Francesco, sia degli esclusi che chiedono di essere accolti, sia di una Chiesa che piena di speranza non esita ad alzarsi per camminare dietro a Cristo.

Paradossalmente, afferma papa Leone (Udienza generale 11 giugno 2025), Bartimeo è cieco ma «vede meglio degli altri e riconosce chi è Gesù», che non si rivolge immediatamente a lui, ma dimostra di avere fiducia nella sua fede, nella sua «possibilità di camminare», di rinunciare ad ascoltare ciò che lo allontana da lui, di privarsi dell’unica apparente sicurezza che possiede, il mantello, una difesa per un mendicante che non possiede nulla.

Bartimeo diventa, così, testimone di una fede che salva e che illumina ogni tenebra, insegnando a non abbandonare la fiducia anche quando ci si sente perduti e avvolti nel buio più nero.

La storia del mendicante di Gerico conferma, in entrambe le interpretazioni dei due papi, che la speranza non delude, che la fede non è rassegnazione, ma grido coraggioso che supera ogni ostacolo sgretolando con fiducia ogni timore. Gettando via il mantello, Bartimeo ci mostra che la speranza è più forte delle nostre apparenti sicurezze, perché nasce dall’incontro con Cristo che ascolta e salva. Come il cieco di Gerico, ciascuno di noi è invitato, con la Chiesa, a camminare con lo stesso coraggio: è questo un vero esempio di speranza che non confonde e che alla fine ottiene ciò che desidera.