Risalendo viale Aguggiari dal centro, non potrete non notare, sulla destra e poco dopo il semaforo che regola anche il traffico proveniente dall’ippodromo, la vecchia stazione del tram, eredità di una Varese della prima parte del Novecento ben più “smart” e illuminata di quella attuale (il sistema dei servizi pubblici su rotaia ed elettrici era qualcosa che metteva la nostra città all’avanguardia nel mondo, non solo in Italia). Ebbene, nonostante l’abbandono ultradecennale, in qualche modo resiste – qualcuno, di tanto in tanto, va a rimuovere le erbacce che la infestano: almeno questo mister X merita un elogio – e manda un messaggio: perché non vi degnate di rimettermi a posto?
Già, perché? È una costruzione che ha ancora un certo fascino – anche perché si sviluppa in diagonale, sul lato interno -, con quel look che ti proietta nella storia di un secolo fa e che avrebbe un senso ancora oggi una volta riaperto, pur con una differente destinazione d’uso. Essendo stato inserito tra “i luoghi del cuore” del Fai – quindi oggetto di votazione nel periodico referendum dei posti meritevoli di attenzione –, ecco come l’istituzione descrive l’edificio nella scheda apposita: “La ex stazione del tram di viale Aguggiari a Varese è un luogo che necessita di importante riqualificazione. È delle giuste dimensioni per un intervento risolutivo e relativamente poco costoso: da riqualificare sia l’edificio su strada (oggi inguardabile) sia la pensilina adiacente”.
Ecco, proprio così. Ci vorrebbe davvero (relativamente) poco per consegnare la stazione a una nuova vita. Ma per farne che cosa? Nel 2021 il Centro Gulliver propose all’Agenzia del Demanio della Regione Lombardia, che ha in gestione l’edificio, di affidare la struttura per la “coltivazione di prodotti agricoli secondo il metodo biologico ed a un laboratorio di trasformazione dei medesimi prodotti, oltre che a scuola di agricoltura e di cucina povera, aperta al territorio”. Se n’era poi riparlato nel 2024, ma allo stato attuale non se n’è fatto nulla. Si è poi interessato l’ingegner Aceti con il suo pool di studenti del Politecnico, che hanno elaborato un’alternativa interessante: anche per rispolverare il passato legato alla mobilità, perché non fare della stazioncina un punto di pausa e ristoro per cicloamatori, trovando ovviamente il modo di collegarla alla rete stradale nel versante che confina con il Tennis Club e più avanti con la zona del Palaghiaccio? E questo senza dimenticare che si sta discutendo pure sul futuro dell’Ippodromo e dell’area delle Bettole: insomma, ragionando su una superficie leggermente più vasta, si potrebbe includere anche quel manufatto nei possibili interventi.
Se non vado errato qualche mese fa l’argomento aveva fatto capolino nel Consiglio Comunale di Varese. Ma anche da questo fronte, almeno per ora, più nessuna novità. Intanto il tempo passa e non fa altro che sottolineare la bestialità di questa inerzia, fatta di vaghe parole e zero pragmatismo, oltre che del moloch della burocrazia (in questo caso ben rappresentato dal Demanio). Quindi che il cranio venga divorato ai burosauri appena accennati, al Comune stesso (l’edificio fino a prova contraria è in viale Aguggiari e non a… Katmandu) e anche all’ingegner Aceti, che secondo noi dovrebbe essere più incisivo e “molesto” nel sostenere i suoi progetti.

