Apologie Paradossali

FONTANA DEI SOGNI

COSTANTE PORTATADINO - 06/02/2026

Fontana di Trevi: Storia e Architettura

Fontana di Trevi, il sogno è tutto d’or…  Ma presto a pagamento, su iniziativa del comune di Roma. Il sito municipale parla di una media di 30.000 accessi giornalieri, con punte di 70.000 per un totale accuratamente stimato di 10 milioni di visitatori annui.  Il calcolo dei ricavi di sei milioni e mezzo annui sarebbe però più che prudenziale. Infatti € 6.500.000:2€ = 3.250.000, numero dei visitatori paganti attesi, meno di un terzo di quelli stimati, per realizzare l’incasso preventivato. Ma rimane un dubbio: diviso  per 365 (giorni dell’anno) dà 8904,  come media presenza  di paganti per ogni giorno dell’anno. Non un piccolo numero.

Paganti per quale scopo? Evidentemente si tratta di passare dalla strada, pubblica, che non potrà essere soggetta al pedaggio, al “recinto” della fontana da cui gettare più facilmente, il famoso soldino portafortuna.

Pensando ad una permanenza media di mezz’ora per ogni visitatore, ricaviamo 4452 ore di permanenza/persone giornaliere, per circa 400 permanenze contemporanee di media, con punte ben maggiori nelle ore centrali della giornata. Ne risulta un discreto affollamento, considerando che non si tratta di una piazza. La zona circostante ha un parterre di almeno 400 metri quadri? Confesso che non ricordo, ma soprattutto non conosco la possibile delimitazione dell’area interessata, che tuttavia non potrà eccedere il sedime della fontana.

E che fine avranno fatto gli altri visitatori precedentemente calcolati, cioè i 6.750.000, diconsi (seimilionisettecentocinquantamila) sui vantati 10 milioni?  Respinti ai cancelli? Dirottati sulle altre centinaia di fontane celebrate da Respighi, ma fortunatamente gratuite? Suppongo che si limiteranno a contemplare lo spettacolo dalla strada, che ovviamente resterà ad accesso libero.

 La velocità dell’accesso? Nelle ore di punta saranno almeno 1200 persone all’ora, cioè 20 al minuto, uno ogni 3 secondi? Portelli come alle seggiovie dolomitiche?  Permanenza limitata, come al Cenacolo leonardesco o alla Cappella degli Scrovegni giottesca, dove esistono ben altri problemi di conservazione? Un bell’impegno per bigliettazione e controllo, pur riconoscendo la criticità attuale dell’accesso nei momenti di punta, ci si domanda se valga la pena di un approccio così regolamentato. Solo per la pecunia, che a Roma “non olet”?

Con tutte le osservazioni preventive che si possono inventare, resta aperto il problema sempre irrisolto della valorizzazione di quell’immenso bene culturale che è la città di Roma. Ci sarà almeno uno shop ufficiale, degno di tanto pubblico, che non venda solo ricordini e cartoline, come i numerosi negozietti esistenti? Non potrebbe il Comune, per mezzo di un suo ente idoneo, gestire un negozio o un gazebo sulla via, per offrire libri e altri beni culturali, magari scontando il valore del biglietto d’ingresso?

Se quello di ricavare così tanti milioni può rivelarsi un sogno per il sindaco di Roma, ammetto che coltivo anch’io un mio sogno, diverso da quello delle ragazze del film “Tre soldi nella fontana” e della canzone di Achille Togliani. Vorrei tanto che l’iniziativa non fosse l’apposizione dell’ennesimo balzello, ma diventasse l’occasione per trovare modi intelligenti per una “fruizione assistita”, oserei dire educativa, del patrimonio storico di Roma. Nemmeno mi dispiacerebbe che ponesse rimedio anche dell’insufficiente ricavo economico di un consumo turistico spesso sciatto, ridotto ad un desolante mordi e fuggi, purtroppo anche in occasione dei più importanti eventi religiosi. Ma l’attenzione delle autorità, civili e religiose, si mobilita velocemente a sbianchettare presunti ritratti ‘angelici’ di scarsissimo valore artistico.