Tutto nasce, anche il nome da lì, da Olimpia, circa 800 anni avanti Cristo. Una piccola cittadina greca ai piedi del monte Olimpo ove in onore di Zeus furono organizzati i primi Giochi. Chiaro connubio quindi tra fede ed espressione umana di devozione nei confronti di una figura che, in quanto temuta e rispettata, andava onorata in ogni modo possibile compreso lo sport.
L’evoluzione nel tempo di questa manifestazione è stata caratterizzata da momenti difficili e complicati in cui non fu tenuta con la canonica scadenza dei quattro anni, fino a quando nel 1896 ad Atene su proposta di Pierre de Coubertin non nacquero i veri e propri giochi olimpici moderni. De Coubertin, aristocratico francese, propose per primo sport ed esercizio fisico come elementi pedagogici del percorso scolastico ed ebbe l’intuizione (alla quale lavoro alacremente) di riportare in vita le Olimpiadi in una nuova e più moderna visione.
Quelle inaugurate ora in Italia sono le Olimpiadi invernali, ulteriore evoluzione delle originarie alle quali seguiranno poi le para olimpiadi (prima volta 1960 Roma), in una ancora più moderna declinazione dello sport inteso come valore sociale di integrazione.
Da allora questo appuntamento ha cambiato profondamente pelle, è diventato innanzitutto di valenza mondiale e probabilmente va considerato come uno dei maggiori, se non il maggior, evento internazionale in campo sportivo.
In realtà però gli aspetti interessanti delle Olimpiadi sono molteplici e non solo legati alla prestazione atletica (che resta però con le medaglie una magnifica rappresentazione di valori e forza) ma possono essere declinati in molteplici altri ambiti.
Io ho avuto la fortuna di vivere attivamente due paraolimpiadi (una invernale a Vancouver ed una estiva a Londra) e l’ho fatto da un punto di osservazione privilegiato perché la direzione Inail della quale ero responsabile aveva una parte importante dal punto di vista finanziario per la nostra nazionale.
L’importanza dello sport nella riabilitazione e nel reinserimento nella vita sociale di infortunati (spesso molto giovani) gravi (ad esempio lesioni midollari), è ormai conosciuta da anni. Prima lo sport fu utilizzato per il recupero dei feriti dalle guerre, poi (come avviene) ora per gli infortunati sul lavoro che quasi sempre hanno nelle capacità motorie/sportive rimaste il punto di partenza per una nuova vita.
La si può però declinare anche come momento politico importante, basti pensare che alle origini era scontata la così detta tregua olimpica per cui le attività belliche andavano sospese o come sia stata utilizzata negli anni dal punto di vista comunicativo da regimi più o meno autoritari.
Fonte di infinita fantasia per architetti ed ingegneri nel creare nuove strutture ricettive, capacità di riconversione di tutte le opere edili quindi con una possibilità unica per le nazioni organizzatrici di una crescita territoriale di diverse attività sportive (piscine, stadi, spazi comuni etc etc).
Laboratorio di fisiologia umana unico ove si raccolgono gli elementi umani capaci di esprimere al massimo caratteristiche di base comuni a tutti ma di pochissimi di vertice.
Non va scordata ovviamente la parte psicologica in cui un essere umano è chiamato a lavorare per anni ad un unico obbiettivo che talvolta si esaurisce in pochi attimi e quindi l’ansia, la tenacia, la tensione di essere pronti al momento giusto che è solo quello e se sei fortunato lo puoi ritentare ma solo dopo 4 anni.
Tutto questo però per entrare nella storia dell’umanità con un premio che ti distingue e ti permette di rimanere nella memoria comune al pari di un Oscar, un Nobel, di una grande impresa.
Un oro per sempre.