Cose che solo l’amministrazione Trump può fare. Secondo il Wall street Journal, il Pentagono avrebbe usato il modello Claude di Anthropic, il primo modello di intelligenza artificiale autorizzato a operare sulle reti classificate del Dipartimento della Difesa, per l’attacco all’Iran. Qualcuno potrebbe dire: dov’è il problema? Il fatto è che tre giorni prima il capo del Pentagono Pete Heghseth aveva imposto il divieto di utilizzo degli strumenti dell’intelligenza artificiale della startup. Lo aveva fatto in modo durissimo: “Se Anthropic non consentirà al Pentagono “tutti gli usi legittimi” dei suoi modelli Claude, invocheremo il Defense Production Act per costringerlo a collaborare”.
L’ennesima, volgare minaccia del potere. Ancora, per Hegseth, Anthropic è “un rischio per la sicurezza nazionale nella catena di approvvigionamento”, il che, a suo dire, significa che nessun appaltatore o fornitore che fa affari con l’esercito degli Stati Uniti può condurre alcuna attività commerciale con Anthropic. Ora voi capite che ok, è sempre vivo il registro del predicare bene e razzolare male, ma gettare veleno su Anthropic e poi usarlo per bombardare Teheran e dintorni è cosa disgustosa. Evitiamo fraintendimenti: chi scrive tifava contro Ali Khamenei e soci e ha sempre invocato un cambio di regime in grado di restituire dignità al popolo iraniano, un popolo che merita il senso pieno della libertà, non il puzzo dei tiranni.
Torniamo al punto. Amodei (fondatore e ceo di Anthropic) non ha avuto bisogno dell’intelligenza artificiale per rispedire al mittente accuse e fesserie, le seconde più evidenti delle prime. E così si è rifiutato di fare marcia indietro definendo quella del Pentagono un’azione giuridicamente infondata “mai prima applicata pubblicamente a un’azienda americana”. È una guerra di tesi e di parole, oltreché economica. “Credo profondamente nell’importanza esistenziale dell’uso dell’intelligenza artificiale per difendere gli Stati Uniti e le altre democrazie e per sconfiggere i nostri avversari autocratici. Tuttavia – ha continuato Amodei – “in un ristretto numero di casi, crediamo che l’intelligenza artificiale possa minare, anziché difendere, i valori democratici. Le minacce del Pentagono non cambiano la nostra posizione: non possiamo in coscienza accogliere la loro richiesta”.
In un’epoca storica che vede in prima linea – sotto la presidenza Trump – pusillanimi e opportunisti, gente che venderebbe la madre per un posto da talpa nel Giardino delle Rose, il sussulto di Amodei è da applausi. La sua è stata una lezione “americana”. Non esagero. Queste le sue definitive parole: “Abbiamo esercitato il nostro classico diritto, sancito dal Primo Emendamento, di esprimere la nostra opinione e di dissentire dal governo. Non essere d’accordo con il governo è la cosa più americana del mondo, e siamo patrioti in tutto ciò che abbiamo fatto qui”. Orgoglio e coraggio non fanno parte del vocabolario di Hegseth, uno che in un tempo non lontano è stato costretto a dimettersi da entrambe le organizzazioni non-profit da lui dirette, Veterans for Freedom e Concerned Veterans for America, a causa di accuse di cattiva gestione finanziaria, oltre che di consumo di alcol e molestie sessuali. A proposito di quest’ultimo punto, Hegseth ha pagato un risarcimento di 50.000 dollari a una donna che lo ha accusato nel 2017 di averla aggredita sessualmente. Quando Trump comunicò di averlo scelto come segretario alla Difesa, il senatore Bill Cassidy, repubblicano di ferro e convinto trumpiano, commentò: ”Chi?”. Invece il signor Chi? si ricorderà a lungo di Dario Amodei, classe 1983, nato a San Francisco da padre italiano e madre americana di origine ebraica.